Al Carpe Diem l’ultimo libro di Roberto Sottile “Le parole del tempo perduto”

Al Carpe Diem l’ultimo libro di Roberto Sottile “Le parole del tempo perduto”

Al Carpe Diem l’ultimo libro di Roberto Sottile “Le parole del tempo perduto”

Sabato 22 aprile, alle ore 18, presso l’Auditorium “Vito Trapani” di OffArt Carpe Diem di via Armando Diaz, verrà presentato l’ultimo libro del linguista Roberto Sottile, “Le parole del tempo perduto”. Insieme all’autore sarà presente Giacomo Bonagiuso (dottore di ricerca in etica ed antropologia) con l’accompagnamento musicale di Ezio Noto, Riccardo Sciacca e “I Musicanti” di Gregorio Caimi. Il testo, con la prefazione di Giovanni Ruffino, è un viaggio coinvolgente attraverso migrazioni linguistiche dal greco antico, dall’arabo, passando per altri e più lontani territori, fino a raggiungere lo spazio linguistico e culturale del dialetto siciliano, capace di raccontare le specificità della millenaria civiltà della più grande isola del Mediterraneo.

Le parole del tempo perduto sono quelle che oggi si sentono sempre meno, quelle che rischiano di scomparire dall’uso linguistico siciliano perché scomparsi sono gli oggetti cui si riferivano o mutato è il contesto culturale specifico del loro utilizzo. Roberto Sottile, con ironia e curiosità, gioca con le parole del tempo perduto raccontandone la storia, i significati, per lo più metaforici, e “i modi di dire” nei quali vivono, così come sono documentati nel “Vocabolario Siciliano” di Piccitto-Tropea-Trovato. Riporta l’etimo delle parole sulla base delle proposte di Alberto Varvaro, uno dei più grandi linguisti del Novecento, e cita, a campione, gli esempi rinvenibili nelle opere degli autori siciliani: Camilleri, Sciascia, Consolo, e ancora Grasso, Agnello Hornby, Alajmo, Di Cara e tanti altri.

Come afferma Sottile, “Le parole del tempo perduto” sono quelle che appartengono al mondo di ieri, un mondo difficile, duro, dove il pane, prima di mangiarlo, te lo dovevi “fare” con le tue mani. Quel mondo perduto, che era “la Sicilia dei mestieri” di Leonardo Sciascia e “l’Italia dei contadini” di Paul Scheuermeier, aveva una lingua che oggi non c’è più, ma che miracolosamente, grazie agli scrittori siciliani, ritorna per dirci che anche certe parole dure, perfino fastidiose nella loro sostanza fonica, hanno tanto da insegnarci sulla nostra storia. In questo volume le parole del tempo perduto mantengono intatti – per chi li voglia cogliere, per chi li sappia cogliere – i nuclei semici dai quali muovono percorsi metaforici di straordinaria forza espressiva, costellazioni semantiche generate nel tempo e nello spazio.

Roberto Sottile, insegna Linguistica italiana nel Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Atlante Linguistico della Sicilia (ALS) ed ha all’attivo diverse pubblicazioni. Il libro è in distribuzione in tutte le librerie siciliane.