Centro commerciale sequestrato ancora gestito dal precedente titolare imputato per mafia: ai domiciliari l’amministratore giudiziario Miserendino

redazione

Centro commerciale sequestrato ancora gestito dal precedente titolare imputato per mafia: ai domiciliari l’amministratore giudiziario Miserendino

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martedì 03 Ottobre 2017 - 12:31

Questa mattina, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo hanno arrestato 5 persone residenti nel capoluogo, ritenute responsabili di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale e estorsione aggravata dal metodo mafioso. Al termine di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, il GIP ha infatti disposto la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Ferdico, Francesco Montes, Pietro Felice, Antonino Scrima. E’ invece stato sottoposto agli arresti domiciliari il commercialista Luigi Antonio Miserendino, in passato amministratore giudiziario della Calcestruzzi Ericina e della “Mannina Vito srl”.

L’attività investigativa delle Fiamme Gialle palermitane si è concentrata sulla gestione del “Portobello” di Carini (PA), centro commerciale del valore di oltre 70 milioni di euro e dotato di 35 negozi. Attualmente il centro è in amministrazione giudiziaria a seguito del sequestro eseguito dal Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo nel 2012, nell’ambito di un procedimento di prevenzione a carico di Giuseppe Ferdico – noto imprenditore palermitano già leader, sul territorio regionale, nel settore della grande distribuzione di detersivi e indiziato di appartenenza a Cosa Nostra per i suoi collegamenti con esponenti di spicco del mandamento palermitano di San Lorenzo – conclusosi recentemente (marzo 2017) con la confisca di primo grado, nonché imputato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa assolto in primo grado, con processo di appello pendente.

Le indagini, sviluppate anche mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di raccogliere gravi indizi per ritenere come, nonostante l’affidamento all’amministratore giudiziario, Giuseppe Ferdico fosse ancora il reale “dominus” del centro commerciale “Portobello”, in quanto “socio occulto” della “Ariaperta Srl” e della “Fenice Store Srl”. Secondo le indagini, inoltre, alle due società, amministrate di fatto da Francesco Montes (detto “Mario”), già condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta, era stata affidata la gestione della galleria e del supermercato del centro commerciale. Secondo gli inquirenti, l’amministratore giudiziario del centro commerciale “Portobello”, Luigi Antonio Miserendino, in violazione del vincolo fiduciario che lo legava all’autorità giudiziaria, avrebbe agevolato le condotte ascritte al Ferdico ed al Montes e per tale ragione è accusato di favoreggiamento. Gravi indizi risultano presenti nell’inchiesta anche a proposito di alcune condotte estorsive perpetrate all’interno del centro commerciale da Pietro Felice e Antonino Scrima, dipendente quest’ultimo di una società in amministrazione giudiziaria operante all’interno del “Portobello”; in particolare, le investigazioni condotte hanno consentito di ricostruire l’imposizione del “pizzo” al responsabile della società incaricata della vigilanza del centro commerciale che – in un’occasione – come documentato dalle telecamere installate dalle Fiamme Gialle, è stato costretto a consegnare la somma di 500 euro in contanti nelle mani di Scrima. Il quadro indiziario, allo stato delle indagini, viene considerato dagli investigatori particolarmente allarmante: all’interno del centro commerciale “Portobello” si era di fatto consolidato un clima di omertà e sottomissione proprio di contesti delinquenziali di stampo mafioso, nell’ambito del quale i soggetti arrestati eludevano i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, continuando a compiere azioni illecite, protetti da un’amministrazione giudiziaria compiacente.

Nell’ambito dell’operazione che ha portato agli odieni arresti i finanzieri hanno inoltre sequestrato quote societarie e beni appartenenti o riconducibili alla “Fenice Store Srl” e della “Ariaperta Srl”, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro

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