Chi dopo di Tusa?

In Io la penso così, Ka...link...ka

La scomparsa di Sebastiano Tusa, seppure con con tutto quello che di drammatico ed emozionale è scaturito, lascia aperta la difficile eredità di un settore importante. In un’altra parte del giornale vi riportiamo la cronaca dei fatti e le reazioni commosse e sincere da parte del mondo politico, sindacale e sociale. L’interrogativo invece che adesso ci poniamo è: con chi e come il Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, intenderà procedere alla sostituzione dell’assessore Tusa. A nessun siciliano sfugge il fatto che dal rilancio del Turismo – naturalmente legato con altri settori, Agricoltura e Trasporti in primis – passa il futuro economico dell’isola e della nostra Provincia, a cui Tusa era particolarmente legato. Tanti (o forse troppi) sono gli assessori politici che si sono succeduti a tentare di governare la materia dei Beni Culturali ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Con la vittoria e l’arrivo di Musumeci al Governo della Sicilia, si puntò su due esponenti che a vario titolo sono legati più alla disciplina e meno alla politica, difatti. Il primo assessore della Giunta Musumeci, fu Vittorio Sgarbi, personaggio controverso che di idee persino bislacche, ne ha avute tante. Originalità per originalità, l’ex sindaco di Salemi dopo poche settimane, decise di tentare la scalata al Parlamento nazionale e una volta approdato in Senato, per evidenti incompatibilità e anche un po’ perchè lo aveva già deciso, passò la mano. Ricordiamo bene quei giorni e ci auguriamo che non somiglino a quelli che stiamo vivendo, quando i partiti proposero a Musumeci nomi “di parte” per succedere al critico d’arte. Musumeci allora, testardo, tirò fuori dal cilindro il nome di un illustre studioso della materia: Sebastiano Tusa.

Abbiamo avuto l’occasione nei primi giorni del suo mandato, di intervistarlo a Marsala per la presentazione del suo libro “I Popoli del Grande Verde”. Non stiamo certamente qui a ricordarne la colta impressione che abbiamo avuto, ci ha colpito invece una sorta di ingenuità quando, accanto alle idee e ai progetti, certamente meritevoli di grande attenzione, alle domande sulla qualità del personale del suo Assessorato e sul finanziamento dei progetti nel Settore, Tusa rispose con un ottimismo pari alla sua fama di studioso. Appare adesso persino scontato dire che i fatti non li hanno dato ragione, visto che il personale che si ritrovava, per sua stessa ammissione, “… proveniva da assunzioni operate a causa di fallimenti di società ed enti collegati. Nessuno però ha la competenza necessaria per essere inserito nell’organico dei Beni Culturali”. Poi una proposta, da parte sua, che a noi ci è sembrata allo stesso tempo ingenua e rivoluzionaria: “Appena sarà formato il nuovo Governo Nazionale – ci disse Tusa nell’intervista -, chiederò un incontro con i vertici del corrispondente Ministero per cercare di far comprendere che i Beni Culturali sono fortemente legati al Turismo e quindi all’economia della nostra Regione”. Come sono andati i fatti? Ancora attendiamo. Di certo, malgrado l’impegno di Sebastiano Tusa, non ci sembra che i siti archeologici siciliani, che vivevano in uno stato di abbandono se non di degrado, abbiano imboccato una giusta strada. Eppure all’Assessorato dei Beni Culturali siciliani, lo diciamo con convinzione, era approdato un “luminare” della materia.

Qualche giorno fa però, abbiamo appreso che, forse per mancanza di personale o di fondi adeguati, Tusa stava ancora girando in prima persona per i siti archeologici siciliani, per cercare di trovare soluzioni per il loro rilancio e la contemporanea fruizione a scopo turistico. Certo sostituire Tusa non sarà semplice, anzi quasi impossibile, ma ci auguriamo che i partiti non mettano in campo il peggio di loro stessi per lottizzare un settore che avrebbe bisogno di essere rivitalizzato ricorrendo altresì ad operatori del settore che non avranno probabilmente “l’altezza culturale” del compianto Sebastiano Tusa, ma che siano competenti nella materia. Insomma, che i partiti si facciano da parte e che Musumeci utilizzi ancora il famoso cilindro.

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