“Ciò che l’inferno non è” di Alessandro D’Avenia

Audrey Vitale

“Ciò che l’inferno non è” di Alessandro D’Avenia

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venerdì 13 Febbraio 2015 - 17:46

Ho dovuto faticare parecchio prima di decidere di leggere questo libro e di scrivere questa recensione. Vive in me un’anima da intellettuale che tende a rifuggire dalle letture scontate, dagli argomenti facili e dalle storie mielose. Per fortuna, come spesso accade nella vita, il caso ti sorprende.

Sono felice di aver letto l’ultimo libro di Alessandro D’Avenia, giovane scrittore siciliano che ha già al suo attivo alcuni successi letterari. Devo confessare che a portarmi sulla strada giusta sono stati i miei allievi che considerano questo giovane insegnante di Filosofia di liceo uno scrittore cult. Beh provate anche voi, vi assicuro non ve ne pentirete: la storia è bella, un misto tra finzione e realtà, il personaggio principale è Don Pino Puglisi e potreste scoprire cose sulla Sicilia su cui magari non vi siete mai fermati a riflettere. Personalmente mi sono emozionato, immedesimato nel personaggio che racconta in prima persona le vicende di cui è in qualche modo protagonista. All’epoca dei fatti anch’io vivevo a Palermo, avevo appena finito l’università e conoscevo bene le vicende del quartiere Brancaccio non foss’altro perché come studente universitario ho vissuto nei quartieri degradati di Palermo come la maggior parte degli studenti universitari fuori sede che non si possono permettere gli affitti degli appartamenti di via Libertà o di viale Strasburgo. La storia umana di Padre Puglisi è singolare anche alla luce delle vergognose vicende che hanno preceduto e seguito la morte del prete che di recente è stato beatificato. Il romanzo di Alessandro D’Avenia ne fa solo un rapido accenno ma nei momenti cruciali in cui il prete venne minacciato dai boss del quartiere Brancaccio ci fu un’assordante silenzio da parte degli uomini politici della città e della curia. Ciò accadde con maggior forza all’indomani della sua morte quando nessun intellettuale o religioso osava avvicinarsi al quartiere Brancaccio. Ricordo che allora, e ne sono orgoglioso, un giovane Ottavio Navarra, organizzò con l’aiuto e il sostegno di altri giovani universitari la prima manifestazione di risposta alla mafia proprio nel quartiere Brancaccio, nella chiesa di Padre Pino Puglisi.
Non ho intenzione di scendere in particolari critici rispetto all’opera letteraria che presenta elementi di incompiutezza ad esempio nella struttura dei personaggi o nell’elaborazione dell’intreccio, ma sono a mio parere aspetti marginali rispetto ad una scrittura letteraria di tutto rispetto dove alcuni passi diventano poesia, dove alcuni periodi sono memorabili e fanno la differenza tra un semplice narratore e un vero scrittore. Spero tanto che mia figlia, i miei alunni, che i lettori di questo modestissimo blog si decidano a leggere al più presto questo bel libro.

Vincenzo Piccione

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