Ci scrive Diego Maggio, sull’intervista a noi rilasciata il 30 novembre 2018

In Lettere

Caro Direttore,

una intervista, quella apparsa venerdì sul Tuo quotidiano, che ha suscitato molti più entusiasmi che sarcasmi. Ed il cui contenuto non voglio smentire, né rettificare. Credo, però, doveroso neutralizzare tempestivamente le distorte (ed interessate) interpretazioni di chi già mi accredita improntitudine, sicumera e addirittura presuntuosa arroganza. La cosa nasce – dopo una lunga chiacchierata che aveva toccato molti argomenti – dallo scambio finale di domande/battute con l’onesto Gaspare che, a mo’ di buon presentatore, tra il serio ed il faceto mi chiede: “cosa farai da grande?”, sentendosi rispondere, senza esitazioni, “il Sindaco di Marsala”. E, siccome lo vedo strabuzzare gli occhi per tanta inaspettata prontezza, gli ribadisco: “sì, lo farò”, nel senso che stavolta voglio proprio farlo e conto di riuscirci. Una specie di “training autogeno”, di sfida impegnativa a me stesso e che mi riprometto di non far naufragare in una resa, una sorta di self power interiore sulla cui carica faccio affidamento per non lasciarmi demotivare dalla miriade di acciacchi, attacchi e sorrisetti di scherno che proveranno ad indurmi alla solita prudenza destinata ad infiacchire le gambe. Vi ricordate il mio “Vinceremo il campionato” che dissi ai quattro venti quando il “mio” Marsala galleggiava a metà classifica in quell’inverno del 1994? Da quel grido cominciò una cavalcata che, in sei mesi di sudore e convinzione, ci condusse ad una vittoria su cui nessuno avrebbe scommesso una lira! “Cavallo buono si vede a corsa lunga”, dice il saggio. E io – non sapendo ora nemmeno chi e quanti saranno gli altri candidati, che comunque rispetterò lealmente – intendo iniziare adesso questa corsa lunga un anno e mezzo, i cui sicuri vincitori saranno la “mia” Marsala e i miei concittadini marsalesi : ai quali offro la mia umile storia, la mia lunga esperienza, la mia intensa passione. No, non ho appartenenze né schieramenti. E non ho fatto alcun calcolo. Né ho organizzato riunioni carbonare. Non spenderò soldi, ma raccoglierò idee, progetti, amicizie, disponibilità. Di simpatie non ruffiane, ne constato già la diffusione.
Sperimenteremo la bellezza del volontariato, la forza del volerci bene, l’amorevolezza verso chi possiede di meno e soffre di più. Accanto ai tantissimi che già mi incoraggiano apertamente, comincio a vedere i soliti “calcolatori” che già temono di incrociare il mio sguardo di saluto e  persino di far vedere il loro nome accanto al mio: perché ciò potrebbe infastidire il “sistema” retto dai loro “protettori” che (sentendosi già “offesi” dalla mia incontrollata iniziativa) magari avranno già “calcolato” altre soluzioni di potere. Noi marsalesi, siamo un popolo di terra e di mare.
E alle campagne e alle coste di questo occidente siciliano mi dedicherò con tutto il cuore e la ragione, entrambi forti. Lo debbo a chi mi ha messo al mondo, alla mia famiglia e alla gente di questa città in cui sono nato e ho scelto di vivere.

Diego Maggio 

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