Errare è umano… (non per Marchionne)

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Qualche giorno fa mi è capitato di ascoltare in Radio, in una delle poche stazioni che passano buona musica, il brano “Society” di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam. “Società, sei una razza folle”, canta in un intimo folk rock. Spesso alcune canzoni imprimono nella mente immagini già vissute o cose ascoltate. Ed ho subito pensato all’esplosione di Bologna, a pochi giorni dalla ricorrenza della strage in Stazione… a volte è questione di attimi, di istanti. “Errore umano” dicono. Dicono anche che può capitare. Certo che può capitare, soprattutto se Andrea Anzolin, l’autista del Tir che trasportava Gpl schiantandosi contro un altro mezzo, era sopra quel camion da circa 10 ore. Stai quasi per arrivare alla meta e abbassi la guardia, un colpo di sonno o una distrazione, forse la chiamata della moglie… o del datore di lavoro. E penso anche a quanti – a capo di enti, sindacati o ministeri – dopo il terribile e vasto incidente hanno spostato l’attenzione sull’introduzione nei mezzi di trasporto, di particolari sistemi di sicurezza e di frenata automatica. Volendo ci sono anche i robot! La richiesta di maggiore sicurezza è un diritto lecito, ma considerare l’ipotesi di dispositivi sui tir significa ammettere che il colpo di sonno per i lavoratori non è una costante ma quasi.

Perchè invece non parliamo di orari di lavoro ancora oggi disumani? Di mancato rispetto delle leggi fondamentali dello Stato? Di quanto poco siano tutelati (e pagati) gli operai, sia su strada che nel luogo di lavoro? “Meccanizzare” è il termine più usato nella società odierna e “folle” e non tutelare, rispettare, al fine di migliorare la qualità del lavoro. “Abbiamo un’avidità con la quale abbiamo accettato di convivere” canta Vedder. E ripenso a Marchionne in un incontro con gli studenti alla Bocconi di Milano, che sul “pulpito” e con un’aria di sufficienza da chi guadagnava “5 milioni al giorno” affermava: “Prendere un caffè al bar in Italia è un comfort che in America non esiste”. In effetti negli USA hanno delle tazze grandi con una sorta di caffè (una tisana più che altro), proprio come nelle commedie americane. Marchionne, nello stesso incontro all’Università milanese, criticava anche le ferie ad agosto: “Ma in ferie da cosa?”, il mondo se ne frega se vai in ferie, diceva. Meccanizzare. E difatti Marchionne era una macchina a cui poco importava, evidentemente, dell’usura psico-fisica, delle pressioni, del mobbing e del bossing che quotidianamente per anni un lavoratore deve subire. Razza folle, non c’è che dire.

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