Gli 80 giorni che (non) cambieranno l’Italia

In Apertura, Punto Itaca
Elezioni Politiche 2018

Tra 80 giorni voteremo per le elezioni politiche. Come già avvenne 5 anni fa, ai dirigenti dei principali schieramenti politici toccherà tenere il telefono acceso anche durante le imminenti festività natalizie, perchè è proprio in queste settimane che prenderanno forma le liste da proporre ai cittadini.

La nuova legge elettorale ha mischiato le carte, coniugando i collegi uninominali e i classici listini bloccati del proporzionale. Come abbiamo già scritto in precedenza, è molto probabile che le urne regalino un ennesimo “nulla di fatto”: difficile che uno dei principali schieramenti possa ottenere maggioranze qualificate sia alla Camera che al Senato. Verosimilmente, Mattarella si ritroverà a rifare quanto fece Giorgio Napolitano nel 2013, allorchè fu necessario affidare la responsabilità di governo a una figura (in quel caso Enrico Letta) capace di far confluire su di sé anche i consensi di coalizioni o partiti avversi alla propria parte politica. Dopo Letta toccò a Renzi e infine a Gentiloni: ognuno dei loro governi ha cercato di portare avanti un programma riformatore, dovendo gestire sensibilità diverse ed equilibri parlamentari delicatissimi, che hanno reso indispensabile ricorrere a personaggi come Denis Verdini o Angelino Alfano.

Cinque anni di mediazione continua hanno però rallentato i processi decisionali e, di conseguenza, anche la ripresa economica e sociale. Se è vero che una parte del Paese è tornata a crescere (il Nord), al centrosud la situazione è andata peggiorando. La percezione degli italiani (soprattutto di chi vive da Roma in giù) è che oggi si stia peggio rispetto al 2013. Di fronte a uno scenario gattopardesco – in cui tutto è (apparentemente) cambiato affinchè non cambiasse nulla – abbiamo nuovamente un centrodestra unito e rinfrancato dagli anni passati all’opposizione, uno schieramento progressista spaccato tra Pd e sinistra, un M5S che sconta un deficit di credibilità presso alcuni strati della popolazione. Altri cinque anni senza una maggioranza sarebbero la peggiore delle iatture: una perdita di tempo che l’Italia non potrebbe permettersi, a maggior ragione in uno scenario internazionale che si fa di giorno in giorno più complicato. Se a tutto ciò aggiungiamo, qui in Sicilia, la preoccupazione per la situazione finanziaria della Regione, che potrebbe portare al fallimento dell’ente, il quadro è completo.

Ma gran parte della classe politica di questo Paese fa finta di non accorgersene, pensando a godersi le ultime note dell’orchestrina, mentre il Titanic sta per affondare.

You may also read!

Parlamentarie del M5S: Santangelo primo per il Senato, l’alcamese Lombardo il più votato per la Camera

Sono stati pubblicati sul sito ilblogdellestelle.it gli esiti delle parlamentarie per la definizione delle liste del M5S nei collegi

Read More...
cassaforte Comune Trapani

Trapani: i Carabinieri ritrovano la cassaforte asportata al Comune

Nella nottata del 18 gennaio scorso ignoti malfattori si erano introdotti all’interno degli uffici dell’anagrafe del Comune di Trapani

Read More...
nino oddo

Caso Corte dei Conti-Nino Oddo, la replica: “Trattasi di attacco politico”

In relazione alla citazione in giudizio presso la Corte dei Conti dell’ex deputato PSI, Nino Oddo, riguardante alcune nomine

Read More...

Mobile Sliding Menu