“I due Hotel Francfort” di David Leavitt

In Letture condivise

Alla fine di questa lunga storia di omofobia, falso moralismo sessuale, sensi di colpa che profondamente ci turbano difronte a temi legati all’omosessualità scopriremo che David Leavitt è uno dei più grandi scrittori della letteratura nordamericana ed internazionale e il suo ultimo libro “I due Hotel Francfort” un capolavoro. Naturalmente la lettura di questo romanzo è fortemente sconsigliato a chi si scandalizza nel considerare normale che due uomini, come i personaggi principali dell’opera, possano avere una travolgente storia d’amore. Non leggevo romanzi di Leavitt dai tempi dell’università e già allora lo scrittore statunitense era considerato un autore di nicchia, appunto perché tra i primi a narrare storie e personaggi omosessuali. Ma fermarsi più di tanto su questo aspetto della produzione letteraria di David Leavitt sarebbe riduttivo ed ingiusto verso una scrittura che per davvero può chiamarsi fiction, meglio letteratura. Sulle pagine di Repubblica della scorsa settimana, a seguito dell’assegnazione del Premio Nobel per la letterartura alla scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievich, Roberto Saviano ha scritto un bellissimo articolo in cui sosteneva la tesi che letteratura non può essere considerata soltanto fiction, come spesso accade nella tradizione americana o anglosassone, ma letteratura può essere il racconto della realtà come nei libri di Saviano o di Svetlana Aleksievich che in questi anni ha raccontato i lati oscuri della Russia. Con tutto il rispetto per Saviano e per il recente premio Nobel mi permetto di dissentire. La scrittura di Gomorra o di Preghiera per Cernobyl hanno tratti di originalità che fanno di queste opere, che sono nella realtà delle approfondite inchieste giornalistiche o dei saggi, qualcosa che si avvicina molto alla letteratura, ma l’arte dello scrivere non può che essere frutto della fantasia, dunque fiction. La penso come gli inglesi o gli americani che raramente, trasformano un romanzo in uno strumento di indagine sociologica o di diffusione di idee politiche. Un romanzo è tale se ha una storia da raccontare dei personaggi che vivono attraverso l’abile penna dello scrittore nella nostra immaginazione di lettori. Poi può capitare che un abile romanziere riesca attraverso l’ambientazione storica, come nel caso de “I due Hotel Francfort”, a restituirci un parte della tragica storia del mondo: la follia del nazismo e del fascismo che durante la seconda guerra mondiale travolsero l’Europa. Nella Lisbona del 1940, due coppie di americani si incontrano casualmente in un caffè e scoprono di alloggiare in alberghi che hanno stranamente lo stesso nome e ironia della sorte per loro che sono fuggiti da Parigi minacciata dall’avanzata di Hitler, questo nome è quello di una città tedesca: Francfort. Da questo incontro scaturiscono in poco tempo una serie di vicende che coinvolgono i due americani e le loro mogli. Sorprendente la Lisbona di Salazar, allora fuori dalla guerra, e invasa in quei giorni di incoscienza e disperazione da migliaia di fuggitivi ebrei americani ed europei che dal Portogallo tentavano di sfuggire al tragico destino della follia nazista. Leavitt riesce a raccontarci questa storia con tale leggerezza quasi che i protagonisti non si rendessero conto del dramma che si lasciavano alle loro spalle. Questa leggerezza è a mio parere ben interpretata da un personaggio secondario della storia la scrittrice Georgina Kendall e le sue dieci regole che lo scrittore principiante dovrebbe seguire:
1. Mai ambientare i dialoghi nei caffè. Forniscono materiale insufficiente per i personaggi.
2. Non lasciare mai fili sciolti nell’intreccio.
3. Non introdurre mai un personaggio che non pensate di far tornare in seguito.
4. Tenere presente la concorrenza.
5. Ricordare che un finale infelice ha più probabilità di produrre grosse vendite di un lieto fine.
6. Assicurarsi che il movente per le azioni di un personaggio sia abbastanza chiaro perché il lettore lo possa spiegare facilmente a un amico.
7. Non abusare della credulità.
8. Non permettere mai che un narratore in prima persona esuli dal suo campo d’osservazione.
9. Non fare assegnamento sulla coincidenza.
10. Mai lasciare che i fatti interferiscano.

Vincenzo Piccione

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