Il diritto di parola, i graffiti, le magliette rosse

In Apertura, Una tazza di sale

“Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”. Questa frase celebre erroneamente attribuita a Voltaire in realtà è di Evelyn Beatrice Hall e risale al 1906. La scrittrice non aveva ancora conosciuto le guerre mondiali, le deportazioni razziali, nemmeno la guerra di Libia (meno nota, ma le cui conseguenze hanno ricadute ancora oggi), eppure sentiva l’esigenza di affermare il diritto di espressione e di parola.

Oggi il mondo civilizzato conosce tutto questo. Il diritto di parola è sancito dalle principali carte costituzionali e in Italia dall’illuminato articolo 21 della Costituzione, che, già da solo, è una fonte sempre viva di deontologia e coscienza, per chi svolge la professione giornalistica, ma anche per qualunque cittadino intenda dire la sua, visto che altri sono morti perché ne abbia facoltà.

Eppure oggi si registra una controtendenza che spaventa. Sabato pomeriggio un gruppo di cittadini si è riunito in piazza Loggia indossando la “Maglietta Rossa”. Protesta nazionale pacifica lanciata da don Luigi Ciotti contro “L’emorragia di umanità” che ha visto l’adesione di Libera anche a Marsala. Circa in cinquanta in piazza per dire: “fratello, io mi metto nei tuoi panni”. Una sorta di reunion il cui colore “rosso” nulla ha che vedere con “Bella ciao”, né con Che Guevara (che pure spesso si trova su magliette rosse), ma che mima il sangue dei migranti. Il sangue che è esattamente dello stesso colore in ogni parte del mondo.

Eppure questa specie di istallazione umana senza urla, né cortei, ma semplicemente incontro di persone che non condividono scelte politiche non solo europee, ma anche e forse soprattutto africane, questa comunione di idee (anche se molte non certo risolutive) ha destato lo sdegno, il riso, la facile ironia che spesso si è spinta ai limiti della buona creanza, se non dell’istigazione da parte di molti frequentatori dei social.

La questione degli hater da tastiera è cosa nota e non escludo che presto diverrà oggetto di ricerche sociologiche. L’ho sperimentata anche personalmente in occasione di un corsivo sulle svastiche comparse in città. Mi si potrà obiettare che anche i graffiti sono espressione del pensiero e in un certo senso è vero, tuttavia le scritte sui muri in generale sono lesive del decoro urbano e perciò violano regolamenti comunali, se poi inneggiano a fascismo e nazismo sono proprio vietati dalla Costituzione (art. 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645 su “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione). Per cui è chiara la differenza tra chi esprime nostalgia per un regime “vietato” e chi, invece, dice la sua o, meglio, mostra la sua posizione in tema di diritti umani.

Francamente io non ho soluzioni perché secondo me le frontiere non dovrebbero esserci. Le migrazioni fanno parte della natura. Ogni anno in media che svernano in Africa oltre 5 miliardi di uccelli. Il record di volo migratorio pare vada alla Sterna artica o codalunga che compie quasi 25.000 Km. Ora immaginiamo un divieto di accesso ai volatili. Sarebbe paradossale, come è paradossale che un diritto naturale garantito agli uccelli sia negato agli esseri umani. Ebbene, quando, pochi giorni fa i network nazionali hanno mostrato le immagini dei migranti “economici” condotti sui bus e destinati al rimpatrio con le fascette ai polsi questo diritto è stato svilito, non solo negato. Questo accade in uno Stato che non consente di diramare le immagini degli arrestati in manette, perché lesive della dignità della persona. I pesi e le misure cominciano davvero ad essere troppi. Ci rimane, ancora, la possibilità di dire che non siamo d’accordo.

Chiara Putaggio

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