La Colonna della vergogna

In Apertura, Punto Itaca
Quinta Colonna

Ci voleva una puntata di “Quinta Colonna” per unire i marsalesi in un moto di indignazione collettiva. In un solo colpo, la trasmissione di Paolo Del Debbio e il servizio del suo inviato hanno trasformato Marsala in una sorta di desolata landa post apocalittica, in cui sono sopravvissuti solo anziani poco scolarizzati e qualche pianta di fico d’India.

Nulla di nuovo: di fatto, Rete 4 sta riproducendo con questo programma quello che per anni era stato riservato agli spettatori di Tele Padania o Tele Lombardia. La novità è che stavolta la cosa ci riguarda da vicino e così ci ritroviamo di fronte al tentativo di annullare quel po’ di promozione culturale e turistica che con difficoltà istituzioni e operatori privati hanno portato avanti per proporre un’idea di città emancipata da certi ritratti di Sicilia che tuttora reiterano fuori tempo massimo lo spirito dei film di Pietro Germi o dei libri di Vitaliano Brancati.

L’intento dichiarato era quello di far passare i marsalesi, e i siciliani in genere, per un popolo malato di assistenzialismo, che dal 5 marzo si è messo in fila dietro gli uffici dell’impiego o i patronati per andare a riscuotere il reddito di cittadinanza promesso dal Movimento 5 Stelle. Un’impostazione che qualcuno tra i lilybetani presenti al collegamento in diretta ha cercato di smontare restituendo al discorso un minimo di veridicità. Una di loro, l’architetto Fiorella Bonifacio, è la dimostrazione vivente di un Sud che nulla ha a che fare con l’assistenzialismo e la passività: si è inventata dal nulla un progetto, “Smonta il televisore e accendi un’idea” che da anni porta in giro per l’Italia e che è stato supportato da testimonial di assoluto prestigio (Dario Fo, Giorgio Albertazzi, Andrea Purgatori, Stefano Boeri, Max Gazzè e Ascanio Celestino, giusto per citarne alcuni). Se l’avessero lasciata parlare, magari avrebbero imparato qualcosa in più sul Meridione e, probabilmente anche su quella tv spazzatura di cui Rete 4 è da decenni un erogatore quotidiano.

Ma in realtà, Del Debbio e la sua redazione portano avanti da anni un ragionamento che continua ad alimentare lo stereotipo di un Nord produttivo e virtuoso a fronte di un Sud ignorante e fannullone, che non tiene conto della realtà. Un’impostazione che poco ha a che fare col giornalismo e che preferisce portare acqua al mulino del pensiero politico leghista e di quel che resiste del modello culturale berlusconiano. Sarebbe un po’ come se la nostra redazione andasse a realizzare un servizio sull’entroterra padano, indugiando continuamente sulle immagini della polenta o sui raduni degli Alpini.

Se volessero fare informazione nel senso vero del termine, lor signori, avrebbero tanto materiale da approfondire sull’emigrazione giovanile, sulle infiltrazioni mafiose nell’economia locale, sui “signori” che controllano il prezzo dell’uva impoverendo ogni anno di più i piccoli produttori, sul lavoro “nero”, l’acqua che non scorre dai rubinetti, il business dei rifiuti. Ma evidentemente, “Quinta Colonna” nasce con altri obiettivi.

Chi segue spesso i deliri della trasmissione di Del Debbio, magari, non si sarà stupito affatto. Ma la reazione più diffusa, sui social come in strada, è stata nel segno dell’irritazione e del rifiuto di uno specchio che restituisce un’immagine ben peggiore di quella che nella realtà ci appartiene.

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