La festa dell’autonomia

Vincenzo Figlioli

Marsala

La festa dell’autonomia

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domenica 15 Maggio 2016 - 12:55

Dal 2010 il 15 maggio è, sulla carta, una giornata di festa. Sei anni fa, il governo guidato da Raffaele Lombardo decise di dare solennità al ricordo dalla data in cui nasce l’autonomia siciliana, con l’entrata in vigore dello Statuto speciale. Già in quell’occasione, furono in tanti ad agitare lo spettro dell’ennesima “festa di carta”, utile solo a far felici gli studenti e i dipendenti pubblici che avrebbero potuto godere di un giorno di vacanza in più. Ma la stagione del “furore autonomista” del governo Lombardo puntava su questi e altri feticci per distrarre l’attenzione dai reali problemi dell’isola. Ricordiamo quasi con tenerezza i dibattiti sull’introduzione dell’ora di “lingua siciliana” nelle scuole e i flirt con la Lega Nord nel nome di una lotta senza quartiere contro “Roma ladrona”.

A sei anni di distanza, possiamo dire non solo che la festa comandata del 15 maggio non è mai decollata ma anche che lo stesso concetto di autonomia è ormai decisamente marginale nel dibattito politico. La situazione dei conti della Regione non è grave. E’ catastrofica. Tanto da aver convinto il governo nazionale a imporre un proprio uomo (l’assessore Baccei) per vigilare sulle scelte del governo regionale in materia di bilancio, in modo da scongiurare la procedura di default. Contestualmente, autorevoli esponenti della politica e della cultura siciliana lanciano un giorno sì e l’altro pure i propri strali contro lo Statuto speciale, proponendo – più o meno provocatoriamente – di farne a meno. Sarebbe il riconoscimento di una sconfitta che effettivamente è già maturata da tempo. Qualcuno, anche in questi giorni di celebrazioni garibaldine, è tornato a dare la colpa di tutti i nostri guai a Garibaldi, ai Mille e a Cavour, non rinunciando alla solita rivalutazione dei Borboni.

Attenzione: nessuno qui mette in dubbio che l’Unità d’Italia sia stata realizzata facendo pagare un prezzo altissimo al Sud, sia in termini di vite umane che di risorse economiche. Tuttavia, a 70 anni esatti dall’entrata in vigore dello Statuto speciale, le responsabilità della catastrofe non possono più essere attribuite ai piemontesi, ma agli stessi siciliani che non hanno fatto un uso virtuoso delle opportunità offerte dall’autonomia.  Abbiamo avuto governi pessimi, che hanno amministrato in maniera clientelare pensando solo al proprio tornaconto e infischiandosene del bene comune e dell’eredità che avrebbero lasciato alle nuove generazioni. Hanno stretto folli alleanze con la mafia con la stessa disinvoltura con cui hanno svenduto gli interessi della Sicilia alla politica nazionale in cambio di qualche incarico di governo.

Eppure, sono sempre stato convinto che sopprimere uno strumento sulla carta valido – come l’autonomia – sol perchè gli amministratori siciliani sono stati incapaci di utilizzarlo bene non sia la migliore tra le soluzioni. La vera scommessa è dare a questa terra per tante ragioni così eccezionale (non vale la pena scomodare la solita citazione di Goethe per ricordarlo) ancora un’opportunità per essere artefice del proprio destino, per pensare di poter trovare al proprio interno le risorse per risolvere i propri problemi. Non ci siamo riusciti in 70 anni. Ma non è detto che non ci si possa riuscire in futuro.

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