Lettera aperta ai cittadini di Marsala, al sindaco e ai responsabili della pubblica amministrazione sui rifiuti

In Lettere, Marsala

Cari marsalesi, chi vi scrive non è marsalese di nascita, ma di cuore. Per questo io desidero che voi mi ascoltiate con attenzione. Perché io amo questa città. Amo la città dove nacque mio padre, Corrado Jevolella, un ingegnere-architetto che nel secolo scorso, prima di trasferirsi a Milano, disegnò e progettò alcuni dei monumenti più caratteristici di Marsala: il bianco palazzo Spanò-Burgio all’angolo tra via XI Maggio e via Eliodoro Lombardi, il singolare campanile-torre della chiesa di San Matteo, e la grande cappella di San Francesco al Cimitero. Fu mio padre a trasmettermi l’amore per questa città. Città che io, nato e vissuto a Milano, conobbi fin da bambino. E dove da molto tempo sognavo di venire ad abitare.

E ora il sogno s’è realizzato. Da tre anni io vivo qui, a due passi dal Capo Boeo. Sto bene, e grazie al cielo non mi manca nulla. Clima mite, popolo gentile, bel mare, aria pura, ottimo cibo, e tutte le altre belle cose che voi sapete benissimo. Nessun pentimento per aver lasciato la Lombardia. Ma nessun luogo al mondo è un paradiso, e Marsala non fa certo eccezione. I problemi ci sono, e sono tanti, e anche gravi. Per quarant’anni ho fatto il giornalista, e per professione ho l’occhio abituato a indagare, a cogliere i particolari e vedere con chiarezza al di qua e al di là delle apparenze.

E alla fine, dopo tre anni di “indagini”, ossia di vita consapevole e attenta, vi devo confessare che le mie riflessioni si sono ormai concentrate tutte su un punto che – per le ragioni che subito vi spiegherò – io ritengo fondamentale: l’incredibile, intollerabile, ossessiva diffusione delle immondizie che offendono la vista, inquinano, sfregiano e ammorbano l’ambiente costantemente e ovunque, nelle strade cittadine, nei campi intorno, lungo le coste, le spiagge, il lungomare, le vie che s’inoltrano verso le mete marine e le contrade. Che amarezza per la gente civile che vive a Marsala! Che scoperta sconvolgente per i turisti che giungono qui dal Nord Italia da altri Paesi, e si sentono proiettati in un degrado ambientale degno del mondo più sottosviluppato! E che rabbia dolorosa per tutti coloro – e sono certamente tanti – che pagano regolarmente la tassa sui rifiuti, e si comportano sempre e ovunque in modo rispettoso e corretto: non gettano assolutamente nulla in giro (nemmeno gli scontrini dei negozi), raccolgono la cacca dei loro cani, non spengono i mozziconi delle sigarette sulla sabbia della spiaggia, eccetera eccetera.

Ma lasciamo stare la rabbia e la lista degli orrori, e veniamo al vero cuore del problema. Cerchiamo di ragionare seriamente. Il Comune di Marsala, si sa, non è inerte di fronte al degrado ambientale. Si batte da anni, e con un certo successo, sul fronte della raccolta differenziata. Provvede senza sosta alla ripulitura delle strade. Ogni tanto espone perfino dei manifesti che invitano i cittadini a tenere pulita la loro città. Insomma, il Comune fa quello che può, anche se indubbiamente fa meno di quello che potrebbe fare. Dunque: scaricare la colpa del degrado sul Comune sarebbe un errore, o quanto meno un’esagerazione. Ma il Comune è come un medico che in modo abbastanza blando cerca di tenere a bada la malattia curandone i sintomi. Per due ore la febbre si abbassa, poi torna inesorabilmente a salire (poi c’è la grande e terribile questione strutturale dello smaltimento rifiuti nell’intera Sicilia… ma questo è un argomento che esula dal presente discorso).

La radice del male è assai più profonda. Il virus letale si annida nel retaggio secolare di una cultura sociale, di una mentalità arcaica che oggi finalmente si dovrebbe affrontare e combattere col massimo vigore, con una vasta ed energica opera educativa che occorrerebbe imporre a tutta la popolazione, dai bambini delle scuole materne fino agli adulti, senza eccezione alcuna. Questo virus ha una identità precisa, un profilo etico e culturale perfettamente chiaro: esso consiste nella totale e assurda distinzione tra il bene privato e il bene pubblico. Il primo è visto come sacrosanto, inviolabile, e deve essere difeso con ogni mezzo, anche a costo della vita. L’altro, il bene pubblico, è solo territorio di rapina. Il primo, il bene privato, è considerato l’unico vero bene. L’altro, il pubblico, in realtà non è un bene, ma un’occasione predatoria: se da esso si può trarre una preda, esso ha un valore. Altrimenti è degno soltanto del nostro disprezzo. Lo si può impunemente sfregiare, devastare, sporcare, usare a nostro capriccio, senza regole o freni. Il fatto che appartenga a tutti significa che non appartiene a nessuno, che è terra di nessuno. Perché in questa mentalità arcaica non esistono i “tutti”, non esiste la comunità, ma esistono solo gli individui, ciascuno per suo conto, ciascuno per sé, in una guerra avida, feroce e ottusa per l’accrescimento e la difesa del proprio bene privato. Tutto il resto non esiste. Per ciò che è mio sono disposto a uccidere e a morire, per ciò che è di tutti… “minnifuttu”, me ne fotto, me ne frego, è roba su cui posso sputare.

E non è forse questa, in realtà, la stessa radice velenosa che in Sicilia ha prodotto e continua a produrre la maledetta mafia, e tutte le forme peggiori di corruzione, di prevaricazione, di anarchia del comportamento, di demenziale spreco e consumo delle risorse ambientali, dei beni comuni? Trasgredire le regole sembra qui, per molti, non una colpa ma un vanto. Lanciare un sacchetto d’immondizia dal finestrino di un’auto in corsa sembra un atto giusto e naturale: “Io sono io, e perciò minnifuttu”. E basta.

Cari marsalesi, perdonate lo sfogo. Ma è che da un po’ di tempo io sento con amarezza, quasi in modo ossessivo, che questa velenosa radice è ben lungi dall’essere intaccata. Mi prende lo sconforto quando ho l’impressione che le cose stiano peggiorando, invece di migliorare. E allora, caro sindaco, cari amministratori, che cosa aspettate ad affrontare il problema con una nuova energia? Perché non vi svegliate? Marsala potrebbe diventare una città-pilota, una città esemplare, avanguardia di un nuova Sicilia veramente al passo con la modernità e con la civiltà ambientalista. Combattere con tutti i mezzi possibili la piaga dell’immondizia abbandonata nell’ambiente. Trasformare una pattumiera in un giardino delle delizie. Con i controlli, le multe, i cartelli, i cestini, e soprattutto con una vasta e penetrante opera di educazione. Insegnare ai bambini, fin da piccolissimi, che quando si esce dalla porta della propria casa non si entra nella “terra di nessuno”, ma nella casa di tutti, che dunque a maggior ragione deve essere custodita, amata e rispettata. Fate qualcosa, vi prego. Non perdete altro tempo!

Massimo Jevolella

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