“Mal’aria” e le infrazioni UE

Claudia Marchetti

Marsala

“Mal’aria” e le infrazioni UE

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martedì 30 Gennaio 2018 - 07:30

“Mal’aria 2018”, potrebbe essere un brutto appellativo, ma in realtà è il nome del rapporto di Legambiente sull’inquinamento nelle città italiane inserite in un contesto europeo già precario. Proprio ieri la relazione è stata resa nota con tempestività. Infatti proprio oggi la Commissione Europea ha convocato i ministri dell’Ambiente dei 9 Stati membri “incriminati” – Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito – che hanno a loro carico diverse procedure di infrazione per il superamento dei limiti concordati di inquinamento atmosferico.

L’Italia in particolare, ha superato i valori limite di PM10 che riguarda la qualità dell’aria in ben 19 zone ed agglomerati urbani nonché i valori limite di biossido di azoto. Secondo i dati in possesso da Legambiente, lo scorso anno sono ben 39 i capoluoghi di Provincia italiani che hanno superato il limite annuale delle polveri sottili di 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metrocubo. In 5 capoluoghi si sono superati addirittura i 100 giorni nell’anno o quasi, come a Torino, Cremona, Alessandria, Padova, Pavia, Milano, Asti e a seguire a Venezia, Frosinone, Lodi e Vicenza. Palermo si attesta su una medio-bassa incidenza a livello di inquinamento dell’aria, sorprendentemente al di sopra di Roma. Il nostro Paese ha firmato diverse Convezioni e Protocolli d’Intesa per rientrare nei parametri, costatando che, secondo l’Agenzia Ambientale Europea, si registrano oltre 60mila morti premature all’anno a causa proprio dell’inquinamento atmosferico.

Ben 60mila sono numeri allarmanti. A pochi verrà in mente, ad esempio, quanto possa essere pericoloso camminare sul marciapiede ai bordi della strada, con un passeggino che procede all’altezza dei tubi di scarico delle auto. La vita di tutti noi è segnata dall’insalubrità dell’aria che respiriamo. L’Italia adesso dovrà rispondere, assieme ad altri Paesi europei, delle infrazioni alle vincolanti direttive europee. Il rapporto di Legambiente però non pare molto positivo sul fronte. Cosa possono fare le “carte” messe per iscritto? Secondo l’associazione a difesa dell’ambiente poco o nulla, semplicemente perchè non funzionano. Allora quale potrebbe essere la soluzione concreta al problema dell’inquinamento nelle nostre città? Piani da adottare nel “singolo caso”, a misura d’uomo in sostanza. Come? Partendo dai comuni.

L’inquinamento si può ridurre acquistando nuovi bus – Euro 5 o Euro 6 –, abitazioni con sistemi a emissioni zero, maggiori controlli nel rispetto delle normative anche in agricoltura, dove l’uso spropositato di diserbanti è un altro fattore inquinante dell’aria e delle falde acquifere. I bandi e i conseguenti finanziamenti europei aiutano le città a poter migliorare la propria qualità dell’aria che si traduce poi in migliore qualità di vita. Puntare su modelli di mobilità sostenibile, su giornate di chiusura al traffico e ZTL nei centri storici, creare piste ciclabili ed alternative all’uso delle auto. A Marsala ad esempio, è stata adottata mesi fa l’iniziativa sperimentale del “Pedibus”: accompagnare i piccoli studenti delle scuole del centro storico in un percorso a piedi dalle auto ai rispettivi istituti. E’ un’idea non solo rispettosa dell’ambiente ma sicuramente molto più divertente della corsa a prendere posto, con l’auto, davanti al cancello delle scuole all’uscita dei propri figli. A creare ingorghi, più che altro. Due sani passi in più possono solo far bene alla salute. Sì, iniziamo dal nostro habitat, dalla nostra città, a far qualcosa di salubre. E non parlo solo di ambiente.

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