Omicidio di Capo Feto, la Procura rivela: "fondamentale l'apporto di un testimone oculare"

Chiara Putaggio

Omicidio di Capo Feto, la Procura rivela: "fondamentale l'apporto di un testimone oculare"

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giovedì 22 Gennaio 2015 - 12:23

Due distinti gruppi di fuoco senza alcun accordo preventivo si sarebbero trovati nella zona di Capo Feto e avrebbero ucciso Riadh Srat. È quanto è stato ricostruito dalla procura di Marsala in seguito alle indagini scaturite dalla morte del cittadino extracomunitario avvenuta la sera del 10 giugno del 2010.   A informare la stampa sui dettagli sono stati il Procuratore capo Alberto Di Pisa, il comandante della compagnia di Mazara del Vallo Manzo e il sostituto procuratore Giulia D’Alessandro che ha coordinato le indagini – effettuate dal militari della Compagnia e del N.O.R.M. -.
Secondo la ricostruzione i presunti responsabili dell’omicidio si trovavano sul posto perché avevano un appuntamento con la vittima. La vicenda sarebbe correlata al traffico di stupefacenti, principalmente eroina. “Srat era un fornitore di una certa rilevanza”, ha detto il Procuratore, “si era fatto un giro di affari molto ampio – ha aggiunto Giulia D’Alessandro – in quanto vendeva sostanza stupefacente a credito”. Tuttavia forse proprio questa sua abitudine gli è costata la vita. In quanto dalla ricostruzione degli inquirenti è emerso che i presunti responsabili avevano contratto debiti di una certa entità con lui, “debiti che non intendevano saldare”, ha detto Di Pisa. E proprio per affari Srat aveva dato appuntamento ai presunti responsabili. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche, ambientali e videoregistrazioni, ma fondamentale è stato l’apporto dato da un testimone oculare che aveva accompagnato Srat sul posto e che, durante l’esplosione dei 5 colpi di pistola che lo hanno ucciso, è rimasto nascosto tra la vegetazione. Lo stesso Srat avrebbe detto al testimone che quella sera avrebbe ceduto 200 grammi di eroina per una somma di 22mila euro. Secondo gli investigatori sarebbero arrivati prima i marsalesi Vincenzo Galia e Giovan Vito Romeo che sarebbero stati accompagnati lì su una Mercedes che, apparterrebbe a Gisella Angileri, “l’auto è stata vista dal testimone – già aggiunto il procuratore – e le intercettazioni hanno confermato i rapporti tra la Angileri e Romeo e Galia”. Poi sarebbero arrivati i mazaresi Giovan Battista Manciaracina e Ibnmahjoub Arafet.  
Tutti e cinque i soggetti dallo scorso 13 gennaio sono in carcere, in applicazione dell’ordinanza di custodia cautelate in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Marsala.  

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