La Palombella (e)stinta

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La Palombella rossa si è (e)stinta, da allora sono trascorsi circa trent’anni. La crisi del blocco socialista, le sconfitte della classe operaia, il fallimento degli ideali della sinistra italiana, sembrano lontani ed hanno lasciato strascichi non indifferenti. Oggi la partita più importante, quella in cui si gioca il futuro del Paese, non si svolge in acqua o nelle tribune politiche televisive… si gioca sui Social a colpi di “meme” e di “tweet”. E chi mette a segno il “pallonetto” più arguto vince… non si sa che cosa, ma vince. Qui oggi, in Italia, hanno perso tutti. Tranne i ricchi probabilmente, quelli ancora possono giocarsi la Flat Tax della vita. Il soggetto che più mi incuriosisce è l’elettore di sinistra. Quello che a certi valori ci credeva veramente e che adesso si ritrova ad affacciarsi al nuovo Governo Conte “giallo-verde” (chissà che ai Mondiali non vinca il Brasile) come un rinnovato Michele Apicella, che pur di non vedere questa interminabile stasi, perde la memoria.

“Le parole sono importanti”, diceva il personaggio morettiano. Ma la premessa di questa frase era “Chi parla male, pensa male e vive male”… proprio come Del Rio che si indigna alla parola “congiunto” come se avesse lo stesso suono di “scarafaggio”. Lui che si è ricordato di Piersanti Mattarella non ha, però, ricordato alcuni fatti oggetto di indagine sulla “n’drangheta in Emilia”. Come l’elettore di sinistra che, se vogliamo dirla tutta, non è che con il Partito Democratico di Renzi & C. avesse tutto questo rapporto amorevole. Perchè “Renzi non l’ho mai votato” ma “questo Governo è peggio dei precedenti” e poi d’un tratto “questo è peggio quanto l’altro”. Siamo frastornati e non vogliamo accettare, quindi… dimentichiamo. Dimentichiamo delle labili forze politiche sinistroidi che dal ’94 ad oggi non hanno fatto altro che consegnare il Paese a Berlusconi e soci; scordiamo di quanto la subdola linea “radical-chic” (chiamatela pure malattia, se volete) ha portato alla morte del partito comunista prima e di Sel dopo, che non ci hanno permesso di esercitare il nostro diritto di voto dal 2013 fino a qualche mese fa.

Ma oggi attacchiamo i populismi perchè ci fanno paura. Paura più della mafia o dei poteri forti, tanto che persino un congiuntivo sbagliato ci incute timore, paura per un Ministro della Famiglia che disconosce le unioni omosessuali rappresentando, di fatto, circa una grande fetta della società odierna che, al contrario, non ci preoccupa. Questo Governo non lo vuole nessuno, l’alleanza 5 Stelle-Lega ben che meno. “Salvini, mai e poi mai!” ormai è quasi uno slogan. Per carità, Salvini è quanto più di lontano ci sia dal mio modo di pensare. Ma anche la “cattiva scuola”, una legge elettorale che penalizza il Paese, la legge Fornero, il Jobs Act. L’incoerenza è un’altra cosa che preoccupa tantissimo l’elettore di sinistra, probo. Come se il Patto del Nazareno e Casini alleato del PD sia in qualche modo coerente. Non c’è niente da fare, l’uomo e la donna di sinistra sono (siamo) rimasti al bar, abbandonati a logorroiche divagazioni da “Ecce Bombo”. Peccato che il ’68 è ormai lontano e dobbiamo accettarlo. Non è che alla fine “rossi e neri sono tutti uguali?”. Tremo.

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