Processo Mirarchi: sentiti i periti della difesa

In Apertura, Giudiziaria
Tribunale-Trapani

E’ durata quasi cinque ore l’udienza del processo Mirarchi tenutasi, presso la Corte d’Assise di Trapani, presieduta dal giudice Piero Grillo. Si tratta di una fase particolarmente delicata del procedimento che vede sul banco degli imputati Nicolò Girgenti, l’agricoltore lilybetano accusato di aver ferito mortalmente il maresciallo Silvio Mirarchi il 31 maggio del 2016. A tenere banco, le deposizioni di due periti della difesa, rappresentata in aula dall’avvocato Genny Pisciotta: l’ingegnere Felice Licari e l’esperto di balistica Gianfranco Guccia.

Licari ha definito inattendibili i dati registrati dalla scatola nera dell’Audi A3 a suo tempo di proprietà di Girgenti (peraltro mai sottoposta a sequesto e rivenduta dai familiari), spiegando che il sistema installato, un Gsm, non fornisce garanzie sull’esatta localizzazione della vettura come avverrebbe invece con un Gps.

Particolarmente approfondita la deposizione di Guccia, che ha espresso una serie di riserve e contestazioni sulle modalità e le risultanze con cui è stato effettuato l’esame balistico. Sotto accusa anche la questione delle tracce rinvenute sugli indumenti indossati da Girgenti: Guccia è tornato a evidenziare che le tracce di nichel e rame sono tipiche di bossoli nichelati che possono provenire da una 38 special o da una 357 magnum, ma non dalla semiautomatica che ha ucciso il maresciallo Mirarchi. Nel corso della deposizione, si è discusso anche della traiettoria del bossolo e dall’altezza da cui sono partiti gli spari rispetto alla posizione in cui si trovava il vicecomandante della stazione di Ciavolo.

A rappresentare la famiglia di Mirarchi, l’avvocato Roberta Tranchida (dello studio Frazzitta) che è intervenuta per alcune precisazioni in merito alla deposizione di Guccia. In particolare, la Tranchida ha voluto sottolineare che il decesso di Mirarchi non può essere attribuito a “colpa medica”, ricordando quanto le disse il medico legale Procaccianti che aveva effettuato l’esame autoptico: “Per com’era ridotta l’aorta, non poteva salvarsi né ora né mai”.

Hanno partecipato all’udienza anche i periti del Ris di Messina, Romeo e Leone, che hanno controdedotto alcuni passaggi della deposizione di Guccia.

La prossima udienza è stata fissata per lunedì 21 maggio. Nell’occasione, la difesa potrà formulare ulteriori richieste di accertamenti tecnici, su cui si pronuncerà il giudice Grillo.

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