Processo per voto di scambio ad Alcamo, parla la difesa dei De Blasi

In Alcamo, Apertura, Giudiziaria
Tribunale di Trapani

Nel corso dell’udienza di ieri mattina, si è svolta l’arringa dell’avvocato degli imputati Leonardo (padre) e Giuseppe (figlio) De Blasi. Il legale Laura Ancona ha chiesto al giudice Franco Messina l’assoluzione dei propri assistiti perché “Il fatto non sussiste”.

Ieri mattina, presso il tribunale di Trapani, davanti al giudice Franco Messina si è tenuta l’arringa della difesa di altri due degli otto imputati del procedimento giudiziario scaturito dalle indagini della magistratura sul voto di scambio alle elezioni amministrative di Alcamo del 2012. Tra i soggetti coinvolti nell’inchiesta condotta dai pubblici ministeri trapanesi, che ha dato origine ad altri due procedimenti oltre a questo in corso, e per i quali si è giunti alla sentenza di primo grado  (http://www.itacanotizie.it/voto-di-scambio-ad-alcamo-ecco-le-motivazioni-della-sentenza-che-ha-condannato-papania/ e http://www.itacanotizie.it/voto-di-scambio-ad-alcamo/ ), vi sono l’ex senatore della Repubblica, Antonino Papania (detto Nino) il suo collaboratore parlamentare, Massimiliano Ciccia, Filippo Di Gaetano, Davide Picciché, Leonardo Vicari, Giovanni Renda, Leonardo (padre) e Giuseppe (figlio) De Blasi. Il legale di questi ultimi due, l’avvocato Laura Ancona  (in sostituzione di Baldassare Lauria assente in aula), ieri ha presentato una memoria scritta dopo avere effettuato la sua arringa nell’aula del tribunale “Giuseppe Corso”. Anche  in questo caso, come lo è stato per il discorso pronunciato alla scorsa udienza dalla difesa di Leonardo Vicari e Giovanni Renda, è stata messa in evidenza la testimonianza dell’allora tenente dei Carabinieri della compagnia di Alcamo, Danilo Ferella. In particolare, l’avvocato Ancona ha posto l’accento sulle indagini effettuate nei confronti del Vicari e del Renda a seguito dell’attentato incendiario nel febbraio del 2012 alla segreteria politica, in via Roma ad Alcamo, dell’ex parlamentare del Pd, Nino Papania. Un’inchiesta denominata giornalisticamente “Bomba carta”.

Nel corso di quelle indagini sono finiti sotto la lente di ingrandimento degli investigatori quattro dei soggetti oggi imputati nel processo, Leonardo Vicari, Giovanni Renda, Leonardo e Giuseppe De Blasi, per i ricorrenti passaggi effettuati, a bordo dell’auto di proprietà di quest’ultimo, presso la segreteria dell’allora onorevole. I De Blasi, come sostenuto dal loro legale, sono stati in quell’occasione ritenuti tutt’altro che vicini all’ex senatore del PD, in quanto coinvolti in quell’episodio ai suoi danni. Quindi, secondo l’avvocato Ancona, essendo scaturiti tali procedimenti dalle stesse indagini, per uno di essi deve ravvisarsi una fragilità della contestazione da parte della pubblica accusa. Poi, il difensore ha ripercorso un’altra tappa del procedimento giudiziario in corso e concernente gli esami di alcuni elettori, costituitisi parte civile, i quali non hanno dichiarato di essere mai stati destinatati di promesse di denaro o altra utilità. Un elemento questo che, a parere dell’avvocato Ancona, farebbe cadere l’impalcatura dell’elemento fondante l’accusa. Inoltre, per il difensore, nel corso del processo è stato dimostrato che i De Blasi non hanno ricevuto alcun provento dalle promesse elettorali. Infatti, sarebbe stato ad esempio provato, secondo il legale, come “L’attività di ricerca degli sponsor posta in essere dai De Blasi, per anni in favore dell’Alcamo Calcio, fosse riconosciuta non solo dagli sponsor stessi ma anche dai dirigenti che espressamente, in particolar modo Daidone ( Pietro, presidente della società calcistica dal 2012 al 2013 sentito come teste nel procedimento giudiziario ndr), affermavano come su delega di Ciccia Francesco Massimiliano fossero i soggetti incaricati a riconoscere quello che poteva essere una sorta di un corrispettivo in favore di coloro che si occupavano della ricerca degli sponsor”. Quindi, si è data espressa giustificazione ai passaggi di denaro contestati dalla procura di Trapani. Passaggi che, a detta dell’avvocato Ancona, sarebbero stati tutti tracciati. Al termine della sua arringa, il legale ha chiesto pertanto al giudice Messina l’assoluzione per i due assistiti perché “Il fatto non sussiste”. Ricordiamo che il pubblico ministero, il dottore Franco Belvisi, aveva chiesto nel corso della sua requisitoria la condanna ad un anno e sei mesi per l’ex senatore della Repubblica, Nino Papania, e un anno per tutti gli altri imputati ad esclusione di Davide Picciché, per il quale, invece, è stata chiesta l’assoluzione. La prossima udienza è stata fissata il 22 gennaio prossimo.

Linda Ferrara

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