Processo Perricone, i consulenti tecnici della Procura: “la Nettuno non poteva fallire”

In Alcamo, Apertura, Giudiziaria
Tribunale-Trapani

Nel corso dell’udienza del procedimento giudiziario a carico dell’ex vicesindaco di Alcamo, Pasquale Perricone, e di altri tre imputatati, svoltasi ieri presso il tribunale di Trapani, è stato sentito come testimone anche il funzionario della Regione, Calogero Triolo, responsabile unico del procedimento dei lavori di potenziamento del porto di Castellammare del Golfo.

Presso l’Aula Bunker del tribunale di Trapani, ieri mattina, davanti al presidente del collegio giudici, il dottore Piero Grillo, nell’ambito del processo nel quale è imputato Pasquale Perricone, ex vicesindaco e assessore all’Urbanistica di Alcamo, accusato tra vari reati di bancarotta fraudolenta, si è concluso l’esame dei consulenti tecnici contabili della Procura, i dottori Giuseppe Russo e Davide Randazzo. Ad iniziare l’interrogatorio dei testi è stato l’avvocato Giuseppe Junior Ferro, il quale congiuntamente all’avvocato Giovanni Lentini difende Mary Perricone, cugina di Pasquale, coimputata nel procedimento giudiziario che si sta svolgendo con rito abbreviato insieme a Marianna Cottone ed Emanuele Asta, ieri assenti in aula. Poi, l’esame è stato effettuato dalla dottoressa Rossana Penna.

In particolare, i consulenti tecnici, incaricati dal pubblico ministero, si sono occupati dell’analisi di tutta la documentazione contabile acquisita dalla guardia di finanza di Trapani e dalla tenenza di Alcamo nel maggio del 2010, in occasione del sequestro dei cantieri del porto di Castellammare del Golfo a seguito dell’inchiesta sulla frode in pubbliche forniture. L’appalto del porto di Castellammare è stato finanziato nel 2004 dall’Assessorato regionale ai Lavori Pubblici e bandito dal Comune in questione nel 2005. L’avviso pubblico è stato vinto, mediante l’unica offerta presentata all’ente, da un’ATI (associazione temporanea di imprese), costituita dalla capogruppo Coveco, un Consorzio Veneto, e le società locali Comesi/Tao-mar e Cogem, insieme alle quali è stata costituita nel 2007 la Nettuno a.r.l, che si sarebbe occupata dell’esecuzione dei lavori. Dei 13 Sal (stato di avanzamento lavori) pagati dalla stazione appaltante, ossia dall’Assessorato regionale, alla capogruppo Coveco, eccetto l’ultimo, emesso nel dicembre del 2010, è stato corrisposto dal Consorzio Veneto alle società CEA, che operava in loco per conto del Consorzio Veneto, e alla COGEM. Secondo un sistema di ribaltamento dei costi annuali, infatti, le consorziate Coveco-Cogem-Comesi avrebbero dovuto riversare alla società Nettuno, unico centro di imputazione dei costi, le somme percepite dalla stazione appaltante, una volta ricevute le fatture. In totale la Nettuno dalle consorziate avrebbe vantato crediti per circa tre milioni di euro (un milione sarebbe stato poi rimborsato se avessero eseguiti i versamenti dovuti a norma dell’art.10 dello statuto). Se le società consorziate, quindi, avessero rispettato le norme statutarie, la Nettuno avrebbe ricevuto oltre 13 milioni di euro fino al 13° SAL per spese sostenute dal 2007 al 2010 pari a quasi 12 milioni, registrando, dunque, delle eccedenze (http://www.itacanotizie.it/processo-perricone-2/) e avrebbe potuto pagare i fornitori. Come dichiarato in aula dai consulenti tecnici contabili: “Se Nettuno avesse avuto le risorse corrispondenti al lavoro fatto, non sarebbe fallita”. Ma è stato proprio all’interno di detto sistema di rapporti tra le consorziate che si sarebbero verificate delle anomalie, secondo i consulenti della Procura. Tra queste, come dagli stessi evidenziato, ad esempio, la circostanza che, dopo il pagamento dei primi due SAL, la Comesi non ha più riversato gli importi ricevuti alla Nettuno. Dal 2009 al 2010, al contrario, si è verificata la patologica mancata fatturazione di quest’ultima alle consorziate. Dei 6 milioni di debiti della Nettuno una metà erano nei confronti dei fornitori, l’altra nei confronti dell’erario e della Serit. Come sopra anticipato, invece, la Coveco ha trattenuto il pagamento relativo all’ultimo SAL, il 13°, di quasi un milione di euro, non riversandolo all’associata Cea e alla Cogem, asserendo una compensazione per crediti pregressi vantati nei confronti della prima, risalenti al 2006 e riconducibili ad una serie ulteriori di appalti aggiudicati al Consorzio Veneto e conferiti da questo alla Cea. A proposito dell’associazione stessa tra Coveco e Cea, avvenuta nel 2004, la singolarità concerne il fatto che, nonostante i bilanci dal 2000 al 2003 fossero lo specchio di una cooperativa che non possedeva una struttura economico-finanziaria tale da garantire un corretto equilibrio, la Coveco non aveva rilevato tale aspetto come preoccupante. Queste due società sembrerebbero avere, dunque, un rapporto particolare condividendo anche un conto “improprio” in merito agli appalti in comune ( circa 9 ). Mentre, come già spiegato, le somme dell’ultimo dei 13 SAL ricevuti dalla stazione appaltante, Coveco le farà confluire in un altro conto senza riversarle, per l’appunto, all’associata. Altra stranezza riguarda la vicenda relativa all’acquisto delle “palancole” nell’ambito della quale Coveco avrebbe anticipato 300 mila euro alla Cea, per il pagamento delle stesse, mediante una società lussemburghese. Poi, la situazione relativa alle “migliorie” previste dal contratto di appalto, secondo cui l’ATI si era impegnata ad eseguire dei lavori a titolo gratuito. Alcuni, del valore di 1 milione di euro circa, sono stati realizzati prevalentemente nel periodo del primo SAL: un impegno economico pesante, secondo quanto sostenuto dai consulenti tecnici del pubblico ministero. Le operazioni del fallimento della Nettuno e la liquidazione coatta della Cea, quindi, sarebbero state, secondo la tesi della Procura della Repubblica, artatamente dirette dalla regia di Pasquale Perricone, attraverso quella che è stata definita la sua “testa di legno”: Rosario Agnello, contemporaneamente presidente del consiglio di amministrazione della Nettuno e amministratore della Cea s.r.l.. Agnello è imputato nel procedimento giudiziario parallelo per associazione a delinquere. Come sodali dell’ex vicesindaco di Alcamo, avrebbero operato nel cantiere del porto di Castellammare la cugina, Mary Perricone, Domenico Parisi, entrambi imputati insieme all’ex politico nell’altro processo che si sta svolgendo con rito ordinario, e Mario Giardina, che invece ha patteggiato la pena. A seguito dell’interrogatorio dei due consulenti tecnici contabili della Procura, è stato chiamato a testimoniare l’ingegnere Leonardo Tallo, direttore dei lavori del cantiere del porto, che si è avvalso della facoltà di non rispondere in assenza del suo avvocato. Infatti, il giudice Piero Grillo ha acquisito l’avviso di conclusioni delle indagini a suo carico e relative all’inchiesta sulla frode in pubbliche forniture in merito ai lavori di ampliamento del porto di Castellammare del Golfo. Attualmente l’ingegnere Tallo è imputato nel procedimento giudiziario sgorgato dalla vicenda. Infine, è stato sentito il teste Calogero Triolo, ingegnere presso l’Assessorato regionale alle infrastrutture dal 2004 al 2012. L’ingegnere Triolo è stato il responsabile unico del procedimento dei lavori di potenziamento del porto di Castellammare del Golfo dal 2006 al 2008. Il teste ha affermato di essere stato chiamato all’epoca dal prefetto di Trapani come responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Castellammare, che era stato commissariato a seguito dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. L’ingegnere Triolo ha precisato che il suo era un compito principalmente amministrativo, occupandosi del pagamento degli stati di avanzamento dei lavori. Inoltre, il funzionario regionale ha affermato di essersi recato all’interno del cantiere del porto su invito del collega Leonardo Tallo, ma di non ricordare le persone conosciute sul luogo, escludendo, inoltre, di aver mai conosciuto i soggetti presenti in Aula Bunker e, nello specifico, Pasquale Perricone. La principale ditta con la quale l’ingegnere Triolo ha dichiarato di essersi interfacciato in quegli anni è stata la Coveco e, in particolare, con il direttore tecnico Mauro Gnech. Quest’ultimo avrebbe dovuto presenziare all’udienza di ieri, facendo comunque pervenire la richiesta di poter essere ascoltato in video-conferenza il 9 marzo prossimo.

Sempre nel corso della mattina di ieri, il pubblico ministero Rossana Penna ha depositato copia del decreto di sequestro del materiale informatico della Coveco, inclusa la corrispondenza tra questa e la Cea, provvedimento scaturito dall’indagine cominciata nell’autunno del 2013 e successiva al fallimento della Nettuno. Anche il difensore di Mary Perricone, l’avvocato Giuseppe Ferro ha prodotto una memoria dell’avvocato Pasquale Russo, il commissario liquidatore della CEA nominato dalla Regione e attualmente imputato per concorso nel procedimento giudiziario parallelo.

Linda Ferrara

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