EMA: “No booster ogni 3-4 mesi. Tra due mesi metà Europa con Omicron”

redazione

EMA: “No booster ogni 3-4 mesi. Tra due mesi metà Europa con Omicron”

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mercoledì 12 Gennaio 2022 - 09:06

Il Covid corre e i contagi aumento ovunque. Mentre Israele prosegue con la somministrazione della quarta dose agli over 60 e alle persone fragili, l’Agenzia europea del farmaco fa sapere che Omicron sta diventando la variante dominante ma potrebbe causare un’infezione meno grave. Anche se servono ulteriori prove l’EMA è convinta che il virus stia diventando endemico, anche se resta un potenziale fardello per gli ospedali e per questo non è da sottovalutare.

Marco Cavaleri, capo della strategia vaccinale dell’EMA, dopo il via libera ai vaccini adattati per fare fronte ad Omicron, ha precisato che bisogna ancora analizzare se sia necessaria una discussione globale su nuove dosi e se inseguire il virus invece di anticiparlo sia «la strategia giusta nell’interesse della salute pubblica. L’Ema lancia dunque un monito sui booster sottolineando che continuando a effettuare richiami, i vaccini attualmente a disposizione finiranno per non provocare più la risposta immunitaria al Covid”.

In buona sostanza pare che EMA non sia favorevole ai booster ogni 3-4 mesi.

Parole che arrivano proprio mentre negli Stati membri della Unione europea si comincia a ipotizzare l’inizio della campagna per la quarta dose. “Ovviamente quando si tratta di vulnerabili, e persone immunodepresse, è un caso diverso, precisa Cavaleri, e per loro la quarta dose può essere considerata già da ora”.

Intanto la curva dei positivi non accenna a diminuire anche se con un numero di ricoveri e morti minore rispetto a un anno fa. I governi spingono sulla campagna vaccinale mentre il direttore dell’OMS per l’Europa Hans Kluge prevede che oltre il 50% della popolazione nelle prossime sei-otto settimane sarà infettata da Omicron.

“In alcuni Paesi europei il picco della variante Omicron è già stato raggiunto ma la situazione all’interno del continente è molto variegata quindi bisogna sempre ricordarsi di proteggere i più vulnerabili”, ha aggiunto Kluge che si dice tuttavia profondamente preoccupato per il fatto che la variante si stia spostando verso est ovvero verso quei Paesi in cui i livelli di vaccinazione sono più bassi e dove si rischia una malattia più grave nei non vaccinati.

Chi spera in una immunità di gregge e chi invece lancia monito a non abbassare la guardia anche per il timore di nuove varianti. Dall’Europa agli Stati Uniti è corsa ai tamponi, rapidi o molecolari con code nelle farmacie o presso i laboratori.


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