Una realtà che non c’è: lo Sport per disabili a Marsala

Claudia Marchetti

Una realtà che non c’è: lo Sport per disabili a Marsala

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lunedì 08 Settembre 2014 - 16:22

Sono Emiliano Zerilli, ho 40 anni, mi sono laureato in Filosofia e Scienze Etiche presso l’Università degli studi di Palermo e sono orgogliosamente disabile (tetraplegico, per chi fosse curioso in modo particolare). Dico subito che non ho intenzione di raccontare una storia strappa lacrime su di me, nè tantomeno di lamentarmi in continuazione senza dare soluzioni valide. Voglio attirare l’attenzione su un tema che, a mio avviso, rappresenta ad ora l’unica forma di integrazione vera per i disabili: lo Sport. Di solito nella nostra città se si parla di disabilità, si pensa subito ad alcuni schemi mentali, come il disabile che fa riabilitazione, che ha bisogno di assistenza, del pulmino attrezzato, e di tanti altri bisogni legittimi che però nella maggior parte dei casi diventano stereotipi che tendono a distorcere l’idea della gente comune sulla disabilità; come se un disabile non avesse bisogno di altro se non solo ed esclusivamente delle solite cose. Vi dico una cosa che vi sconvolgerà: anche i disabili hanno delle passioni, degli hobby, e delle aspettative. La nostra vita non è e non può essere solo ciò che ci viene proposto e non possiamo accontentarci di quello che la nostra città offre. Da questo punto di vista, Marsala è molto carente, non esiste alcuna cultura sportiva per la disabilità;si, è vero, recentemente la nuotatrice Giusi Barraco ha vinto numerose medaglie nazionali e internazionali, ma lei è tesserata con una associazione di Trapani, perchè nella nostra bella città non esistono società sportive nè di nuoto, nè di basket, nè di atletica, insomma niente di niente. Ma perchè io considero lo Sport l’unica forma di integrazione vera? Facciamo un esempio: se si organizza un convegno sulla disabilità, la gente che partecipa di solito ascolta, si indigna, si può anche annoiare, qualche volta si commuove, poi va a casa e ritorna alla routine quotidiana dimenticandosi delle tematiche del convegno. Cosa accade invece quando si assiste ad una partita di basket in carrozzina? Accade che si constata ciò che una persona in carrozzina può fare realmente, cioè riuscire a dare emozioni nella stessa maniera in cui le danno gli atleti “normali”; allora la percezione della disabilità cambia, non si guarda più al disabile come al “poveretto sulla sedia a rotelle”, ma ad un atleta. Ma questo modo non produttivo di concepire la disabilità che persiste nella nostra città non è solo un problema della persone non disabili, riguarda anche i disabili stessi. C’è bisogno di “pensarsi” in maniera diversa da come vogliono farci apparire e lo sport può essere un mezzo molto efficace per raggiungere questo obiettivo. Bisogna creare associazioni sportive che diano la possibilità ai disabili di coltivare le proprie passioni, di esprimere le proprie potenzialità, e quindi di dare emozioni. Una situazione paradossale è accaduta 4 anni fa a Santa Margherita del Belice, un paesino di circa 6000 anime, dove un gruppo di disabili che giocavano nella squadra di wheelchair hockey (hockey su carrozzina elettrica) dei Red Cobra di Palermo, decide di coinvolgere altri disabili delle zone limitrofe, riuscendo cosi a formare una squadra rappresentativa del loro territorio, i Leoni Sicani. In soli quattro anni riescono a creare una realtà sportiva di cui andare fieri arrivando, nel 2013,secondi ai play offs scudetto a Lignano Sabbie d’oro. Marsala fa 82.937 abitanti, e che tipo di realtà sportiva abbiamo per i disabili? Nessuna. Ho fatto l’esempio dei Leoni Sicani non perchè io gioco con loro, ma per far capire che non servono grandi imprese o grandi uomini per cambiare la situazione attuale, serve solo spirito di iniziativa, in primis dei disabili stessi. Io, come Giusi Barraco, devo viaggiare per allenarmi; la cosa non mi pesa, anzi, lo faccio con piacere perchè lo Sport è anche questo, viaggiare, conoscere gente nuova, fare nuove amicizie, e cosa più importante, mettersi in gioco. Ma chi non ha la possibilità o i mezzi per spostarsi, e ha voglia di fare sport a Marsala cosa fa? Una città che non offre possibilità ai cittadini più in difficoltà, è un città morta dentro! E noi tutti dovremmo interrogarci e proporre delle soluzioni, perchè poi dovremmo rendere conto a chi verrà dopo di noi. Sicuramente questo articolo sarà letto in chiave polemica: “Il classico disabile che si lamenta di quello che non è e scontento di quello che ha”… purtroppo vi deluderò, ho voluto scrivere questo articolo perchè amo la mia città e mi urta terribilmente constatare che anno dopo anno restiamo sempre e comunque nel nostro “felice immobilismo”.

 Emiliano Zerilli

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