Scrive l’ex assessore Benny Musillami a proposito del Piano paesistico

Scrive l’ex assessore Benny Musillami a proposito del Piano paesistico

Riceviamo e pubblichiamo una nota riguardante il Piano paesistico da parte dell’ex assessore all’urbanistica del Comune di Marsala Benny Musillami

In questi giorni è stato adottato uno strumento urbanistico importantissimo per il nostro territorio, il piano paesistico. In parole povere gran parte della città sarà soggetta ad ambiti di tutela più o meno complessi che modificheranno totalmente le attività che fino ad oggi sono state possibili.

Con molti amici, tecnici e non ci siamo soffermati a parlare delle possibili conseguenze di questo piano e della possibilità di intervenire per un suo miglioramento. Ho sentito quindi il desiderio di mettere per iscritto alcune considerazioni che spero siano chiarificatrici per certi versi e che mi aiutino a fare rete e a provare a implementare qualitativamente il piano.

Ritengo che la tutela dell’ambiente debba essere vista non come limite allo sviluppo ma come strumento fondamentale per una crescita ecosostenibile, in direzioni diverse da quelle che si sono percorse fino ad adesso e come occasione per la creazione di moltissimi posti di lavoro. Da sempre diciamo che la nostra terra è la nostra fortuna. Il paesaggio incantevole che ci circonda sarà la nostra salvezza, il nostro pass per uscire dalla crisi e allo stesso tempo per riappropriarci della nostra cultura e dei valori del nostro territorio. Perseguire questo obiettivo non è semplice e ci vogliono regole chiare e spesso anche dure. Il piano paesistico è uno strumento imprescindibile in tal senso. Esso mira a coniugare esigenze di tutela e obiettivi di sviluppo. Ordine e conservazione con crescita e trasformazione. L’urbanistica, l’assetto del paesaggio e la pianificazione territoriale sono scienze esatte e che condizionano la nostra vita, intesa soprattutto in termini di qualità, per molti anni. Per questo motivo non possiamo rimanere indifferenti a quanto sta accadendo in questo momento.

Nella nostra terra l’approvazione di uno strumento urbanistico è sempre una specie di miraggio e come ogni cambiamento porta con sè ampi malumori e ancora più ampi dibattiti spesso inutili e non produttivi. I principi secondo i quali è stato redatto il piano paesistico, negli ambiti di tutela che interessano il nostro territorio sono giusti. Sono esatti, sono stati studiati in maniera estremamente approfondita e con una sensibilità rivolta all’ambiente ammirevole e di questo dobbiamo esserne felici.

Per legge e per buon senso però un piano paesistico arriva alla fase finale dell’approvazione solo quando i suoi principi sono scaturiti da una grande partecipazione con gli attori interessati in ogni campo, dall’architettura al turismo, dall’agricoltura all’artigianato e all’industria, solo dopo che venga fatta una ampia concertazione che ovviamente è conseguenza della partecipazione precedente, una concertazione che permetta di coniugare gli obiettivi di tutela con gli interessi di sviluppo che sono propri degli abitanti del territorio e non nell’immaginario di chi progetta il piano; solo dopo che i progettisti inseriscano linee di sviluppo e di conservazione legate anche a scelte forti verso ambiti che soffrono e che stanno morendo, mi riferisco nello specifico alla laguna dello Stagnone dove il piano non prevede alcuna opera per evitare il suo veloce prosciugamento rendendosi complice se non artefice della sua imminente scomparsa. Solo dopo aver concordato con le amministrazioni quali sono gli sviluppi previsti o auspicati per il territorio nei prossimi anni, senza inibire ciò per cui molti stanno investendo energie in maniera anche molto sensata, e mi riferisco ai divieti di cambi di destinazione d’uso nel lato nord della città o dell’impossibilità di effettuare varianti urbanistiche a scopi turistico ricettivi (un vecchio baglio non potrà mai svilupparsi, ampliarsi e diventare un resort, e sarà destinato a crollare e diventare una ulteriore maceria che sfregia il nostro Stagnone), mi riferisco al divieto di posizionare segnaletica turistica o informativa, o cambiando settore al divieto di realizzare serre mettendo un freno al nostro comparto più grande che è il florovivaismo. Alcune delle strutture architettoniche più belle che hanno costellato le campagne dell’Europa nel 1800 sono state proprio le serre, basterebbe regolamentare i loro principi costruttivi ed i caratteri architettonici ed estetici, non vietarle tassativamente.

Per concludere ritengo che la fase di concertazione, avviata nel 2012 dal comune di Marsala e che purtroppo non ha avuto tanto riscontro, riprenda adesso con più forza e determinazione di prima. Sono certo della professionalità e della competenza di chi ha redatto il piano, che ha tutta la mia stima e la mia ammirazione professionale e che si è trovato e dover andare avanti omettendo la parte principale del piano stesso ovvero la partecipazione e la concertazione. Per fortuna, buon senso permettendo, siamo ancora in tempo a presentare ogni tipo di osservazione. Auspico che lo faremo collaborando con l’amministrazione comunale che si sta mostrando attiva e catalizzatrice di tutte le proposte che arriveranno e che giungeremo ad approvare un piano paesistico che ci renderà orgogliosi della nostra terra. Non lasciamo però ad altri, seppur competenti, l’onere di scegliere per il nostro futuro. Ne pagheremmo amaramente le conseguenze. Uniamoci e scriviamo il nostro piano.

Benny Musillami