Una strada per Fabrizio De Andrè

In Apertura, Punto Itaca

Potrebbe essere una piazza del centro storico o una “via del campo”. O persino un vicolo sperduto, in uno di quei “quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”. Ma Fabrizio De Andrè meriterebbe davvero di essere presente nella toponomastica di ogni città, come i grandi della letteratura italiana, da Dante Alighieri ad Alessandro Manzoni. Il ventennale della sua prematura scomparsa sta rappresentando, in questi giorni, una preziosa opportunità per ricordare la grandezza della sua musica e della sua poetica.

Poteva sbeffeggiare il potere o cantare i suoi amati “ultimi”, riscrivere i Vangeli apocrifi o l’antologia di Spoon River, cantare in ligure o in sardo: in ogni caso, Fabrizio De Andrè riusciva sempre a conservare la rara capacità di trovare le parole perfette per raccontare la vita, la morte, l’amicizia, l’amore, la guerra o l’utopia, mostrando una costante curiosità verso il mondo e le contaminazioni artistiche e culturali. La sua produzione artistica è ormai a tutti gli effetti parte di un patrimonio collettivo che anno dopo anno rinnova il suo fascino anche agli occhi di tanti giovani che non erano ancora nati quando uscirono i suoi ultimi lavori, “Le nuvole” e “Anime salve”.

Difficile, dunque, immaginare che qualcuno non concordi sulla possibilità di dedicare una strada a Faber. A Marsala, poi, probabilmente c’è anche qualche motivo in più per sostenere questa proposta. Sarebbe un modo per rinnovare quel legame tra quest’angolo della Sicilia e quella Liguria da cui già partì la spedizione dei Mille, che cominciò a unire l’Italia politicamente prima che altri (tra cui proprio i cantautori) le dessero un’identità culturale comune in cui riconoscersi davvero. De Andrè, poi, fu anche protagonista di uno splendido concerto allo Stadio Municipale nel 1978, che molti lilybetani ricordano bene. Una quindicina di anni fa, non a caso, il gruppo dei Girotondi per Marsala propose già l’intestazione di una strada a Faber: molti apprezzarono, ma – come spesso accade dalle nostre parti – non se ne fece nulla. Adesso i tempi sono decisamente maturi per riprovarci.

Per qualcuno, magari, saranno piccole cose rispetto alle tante priorità e i numerosi problemi di ogni giorno. Qualcun altro commenterà cinicamente che sono “cose che non portano voti”. Mi piace però pensare che ci siano cose che hanno valore a prescindere e immaginare che ogni passante che attraversi via Fabrizio De Andrè possa sentirsi parte di una storia nobile e anarchica da tramandare alle nuove generazioni.

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