Le mutande veneziane

In Apertura, Io la penso così
venezia

Che cosa sia e rappresenti per l’Italia e per il mondo intero, la città di Venezia è inutile ricordarlo. Sono giorni in cui in queste nostre note ci verrà sempre più difficile affrontare argomenti politici. Rischieremmo di scontentare tutti gli schieramenti. E allora…. ecco cosa accade nella città lagunare: “Collant di ordinanza, sia d’inverno sia d’estate, quando decidano di usare la gonna, per le “vigilesse” del comune di Venezia”. Lo prevede il nuovo regolamento della polizia municipale, emanato in questi giorni. “Il collant dovrà essere semplice, classico e non riportare disegni o ricami”. Lo si può leggere all’articolo 35. Ma continuiamo: “ Il colore dovrà essere neutro, ovvero in tinta beige o carne”. Per i gioielli poi oltre alla fede (si presume per quelle sposate…), le agenti di polizia municipale potranno sfoggiare un solo anello “non appariscente”, un paio di orecchini di forma sferica o semisferica e una catenina. Inoltre, e qui arriva la chicca: “ …gli appartenenti al Corpo di genere femminile devono indossare la biancheria intima, compreso il reggiseno”. Apriamo una parentesi, chi ci segue sa che noi non amiamo mai affrontare argomenti scabrosi di alcun genere, stavolta però viene lecito chiedersi: a Venezia, secondo il sindaco, ci sono vigilesse che girano senza mutande? Se è si, per queste ultime l’ordinanza, almeno nel capitolo mutande, non le riguarda. Mah! Continuiamo con il regolamento: “… tale biancheria deve essere di tipo e colore tale da non risultare visibile attraverso ogni tipo di vestiario”. Come si usava nel Medio Evo. Ma il sindaco, da perfetto essere che non vuole sembrare maschilista ne ha anche per l’altra metà del corpo composta, si presume, da uomini. I vigili potranno portare barba e baffi ma i capelli dovranno essere corti. “Qualora l’operatore desideri portarli più lunghi”, concede nel regolamento il primo cittadino (un vero esempio di uomo liberale), “…durante il servizio li deve raccogliere in uno “chignon” all’interno del cappello”. Lacche, gelatine e brillantine dovranno essere “…in modica quantità e di colore neutro», ma “…al personale maschile appartenente al Corpo (oltre a quello femminile, ndr) – e qui il regolamento è inflessibile – è vietato l’uso di cosmetici (rossetto-cipria-fard-fondo tinta-mascara-ombretto) nonché l’uso di orecchini o di altro tipo di piercing visibile direttamente o attraverso ogni capo di vestiario”. Nessun commento. Solo il nome e cognome del primo cittadino che siccome lo porta con se dalla nascita avrà, ascoltandolo o vedendolo scritto, imparato a non vergognarsene: Luigi Brugnaro.

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Domenico Surdi

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