17 marzo 2019, una data da ricordare

In Apertura, Punto Itaca
Nicoletta Indelicato

Ricordiamola bene questa data: 17 marzo 2019. Segniamola sulle nostre agende, oltre che nei nostri cuori. Perché ci accompagnerà a lungo, forse per sempre. Come l’11 maggio del 1943, il 21 ottobre del 1971 o il 31 maggio del 2016. La memoria collettiva della nostra città si arricchisce di un nuovo luttuoso capitolo, in cui si fa ancora tanta, tantissima fatica a comprendere. Qualunque sia stato il movente o la miccia che abbia innescato la violenza che ha ucciso Nicoletta Indelicato, non ci sarà mai un racconto, una ricostruzione, un dettaglio che potrà consentirci di farcene una ragione. Ci sono cose che probabilmente vanno al di là dell’umana comprensione e che, verosimilmente, appartengono ad altri territori, di più difficile esplorazione. Persino chi racconta da anni fatti di cronaca di estrema crudeltà, ieri mattina si è sentito spiazzato e incredulo come poche altre volte. Rivedere le foto di Nicoletta, il suo sorriso dolce, non fa che aumentare l’amarezza. La giustizia faccia il suo corso, ma non potrà mai esserci vera consolazione per una coppia di genitori che perde in maniera così brutale una figlia o per un fratello che dovrà fare a meno della sorella.

Ma mai come oggi, mi ritrovo a pensare a quel proverbio africano secondo cui “ci vuole un intero villaggio per far crescere un bambino”. Un modo per dire che dovremmo sentirci tutti un po’ più responsabili di quanto accade intorno a noi. Non basta indignarsi per i morti per sentirsi migliori. Occorre intervenire prima, partecipando alla cura dei vivi. Basta guardarsi in giro per notare un tasso di aggressività crescente, a tutti i livelli: a scuola, nel lavoro, per le strade, nei luoghi di aggregazione, sui social. Bullismo, femminicidio, omofobia, intolleranza, sono diventate le parole del nostro tempo. Un tempo segnato dall’incapacità di comunicare, di gestire il conflitto o il dissenso in maniera civile. Basta poco per accendere risse e aggressioni o programmare delitti efferati. Ogni sgarbo risulta imperdonabile, ogni incomprensione merita una rappresaglia, ogni offesa (vera o presenta) una punizione esemplare. Esseri umani senza umanità, questo stiamo diventando.

Dovremmo prenderci carico di questo tempo storto per riportare senso di comunità, empatia, spirito solidale. Forse servirebbe davvero una giornata di lutto cittadino, fermare tutto per 24 ore e riflettere su quello che siamo. Con un occhio al presente e un altro a tutti quei bambini del nostro villaggio, verso cui abbiamo doveri e responsabilità che non possiamo più ignorare.

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