Alcamo, il Consiglio comunale ha approvato lo studio di dettaglio del centro storico

In Alcamo

Nel corso del dibattito in Aula Falcone-Borsellino ha dato il suo contributo anche il professore Giuseppe Trombino, presidente del Circes di Palermo, che con la sua squadra ha supportato il lavoro degli uffici comunali. Durante la seduta consiliare, nel tardo pomeriggio di ieri, è stata deliberata inoltre l’insussistenza di un debito fuori bilancio.

Con 13 voti a favore (M5S e Gino Pitò di Abc-Alcamo Cambierà), 0 contrari e 4 astenuti (Francesco Dara, Giovanni Calandrino, Giacomo Sucameli, Saverio Messana), nel tardo pomeriggio di ieri è stato approvato dal Consiglio comunale lo studio di dettaglio del centro storico di Alcamo. Con la legge Regionale n. 13 del 10 luglio 2015, infatti, sono entrate in vigore le nuove norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di base dei centri storici. Detta legge richiede che, attraverso uno “Studio con effetti costitutivi”, venga individuata “l’appartenenza delle singole unità edilizie, che compongono il patrimonio edilizio esistente all’interno dei centri storici, alle tipologie specificate nell’art. 2 della stessa legge”. Lo studio è stato redatto dalla direzione 1 diretta dall’ingegnere Venerando Russo, con la consulenza del Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Centri Storici dell’Università di Palermo (C.I.R.Ce.S.), diretto dal professore Giuseppe Trombino, mediante accordo di collaborazione stipulato nel 2016. Lo studio segue un lavoro di analisi e progetto sul centro storico di Alcamo nel quale sono stati impegnati i docenti del Circes e numerosi studenti della Facoltà di Architettura e di Pianificazione dell’Università di Palermo. Per quanto concerne la parte dell’abitato della città di particolare interesse storico, artistico ed ambientale, individuata come Centro Storico, occorre sottolineare che essa si articola in due sottozone denominate A1 e A2: la sottozona A1 comprende l’area di Alcamo entro le mura antiche, invece, la sottozona A2 comprende l’area “extra moenia” (fuori le mura) degli antichi quartieri.

Durante la discussione sul punto all’ordine del giorno, il Movimento 5 stelle ha presentato un emendamento con il quale sono state apportate delle modifiche al testo dello studio di dettaglio. In particolare, è stata modificata la parte (evidenziata sotto in corsivo)  concernente le linee guida per gli interventi di recupero, la trasformazione degli edifici nel centro storico e le loro destinazioni d’uso. Infatti, oltre alle abitazioni private sono consentite “unità edilizie come laboratori a carattere artigianale, purché vi si eserciti attività non nociva, [nè molesta,] né rumorosa, per come così definite  dalle vigenti norme di legge”. Inoltre, case-albergo, alberghi, motel, residences e pensioni e simili, e strutture recettive già per legge compatibili con l’uso ad abitazioni private (case vacanze, Bed & Breakfast; affittacamere, case alloggio, etc.). Nel testo modificato si legge poi “L’intervento su parti esterne dell’edificio deve essere [comunque] preferibilmente esteso alla intera fronte architettonica dell’unità edilizia: il progetto se possibile unitario, sottoscritto da tutti i proprietari, può essere attuato in fasi diverse, ma comunque entro un termine congruo [dal rilascio della concessione/autorizzazione] dall’ottenimento dell’occorrente titolo abilitativo”.  In più, è stato stabilito che “Nel caso, altresì, di interventi riguardanti le coperture da realizzarsi con strutture precarie su terrazzi esistenti, ai sensi dell’art. 20, L.R. 4/2003, questi sono ammessi esclusivamente sugli immobili della tipologia di cui alle lettere g) ed h) dell’art. 2, comma1, L.R. 13/2015, ed a condizione che anche le parti aggettanti di dette strutture precarie vengano arretrate almeno di un metro dai muri perimetrali prospicienti su strade o spazi pubblici”. Infine, è stato previsto che ai piani terreni sarà possibile creare nuovi vani per accessi carrabili, ovvero ampliare i vani esistenti, alle condizioni, tra le diverse, che “il vano esistente non sia decorato con portali in pietra di pregio”.

L’emendamento dei pentastellati e il sub emendamento recante delle mere correzioni al testo, una volta sottoposti a votazione, hanno avuto medesimo risultato della proposta di delibera: 13 voti a favore (M5S e Gino Pitò di Abc-Alcamo Cambierà), 0 contrari e 4 astenuti (Francesco Dara, Giovanni Calandrino, Giacomo Sucameli, Saverio Messana). Dopo il passaggio all’assessorato regionale, il presidente della terza commissione, Antonino Asta (M5S) ha affermato: “Finalmente avremo la possibilità nel nostro centro storico di poter modificare, ristrutturare degli edifici che non hanno nulla di storico o quasi. In altri (edifici ndr) si possono fare altri tipi di interventi”. Per il consigliere di minoranza Gino Pitò, lo studio “È di una importanza strategica. Tanto è vero che sin dalla prima seduta del Consiglio comunale avevo fatto un elenco delle cose che andavano fatte, anche nel momento del giuramento se vi ricordate, e in maniera irrituale avevo presentato un elenco di cose da fare. Questo c’era dentro e bisognava farlo”. Alla fine del suo intervento, l’esponente di Abc-Alcamo Cambierà ha affermato: “Questa sera sono contento di fare il consigliere. Ultimamente, lo sono molto poco, però, in questo caso sono contento di essere un consigliere che arriva a questo risultato. E credo che sia un risultato spendibile con la città a prescindere da quale maglietta si indossa”.

Nel corso del dibattito in Aula Falcone-Borsellino ha dato il suo contributo anche il professore Giuseppe Trombino che ha guidato lo studio di dettaglio del centro storico per l’appunto. “Nel momento in cui questo piano viene approvato, i cittadini possono immaginare di utilizzare anche in maniera diversa, rispetto alla destinazione originaria, il proprio immobile. Ripeto, non saranno consentiti con questo studio integrazioni volumetriche, ma possono essere già consentite destinazioni d’uso diverse, che è una cosa importante, in ordine a quelle che sono le attività economiche all’interno del centro storico”, ha dichiarato l’accademico. Inoltre, il professore Trombino ha informato l’Aula consiliare che è in procinto di arrivo una riforma urbanistica mediante un disegno di legge a firma del presidente della regione Sicilia, Nello Musumeci. Poi, in merito all’esperienza effettuata dai suoi studenti che hanno contribuito al lavoro per l’appunto, ha affermato: “Avere avuto occasione di studiare non sui libri, ma sula realtà concreta e con tutto l’appoggio, che in questi casi è necessario, per poter avere i documenti e per potere studiare bene la città, credo che sia una cosa della quale io devo essere grato all’amministrazione come docente universitario”. Poi, il docente universitario ha ricordato che gli studi effettuati faranno anche parte del piano di dettaglio che andrà allegato al Piano regolatore.

Sia il presidente del Consiglio comunale, Baldo Mancuso che il primo cittadino, Domenico Surdi, hanno ringraziato il professore Trombino, gli uffici comunali e i consiglieri comunali che si sono spesi per la realizzazione dello studio. “Io penso che qualcosa già si muova nella rivalutazione del centro storico. Me lo fanno pensare alcune attività e, soprattutto, alcune nuove ristrutturazioni che non vediamo anche con attività particolari nel cuore del centro”, ha affermato il sindaco Surdi, il quale ha aggiunto successivamente “Penso che questo strumento possa dare un incentivo, una fiducia in più a chi pensa che il centro storico di Alcamo, con tutte le sue particolarità, possa avere uno risvolto sicuramente residenziale, ma, poi, per una serie di attività anche commerciali”. Durante la seduta consiliare è stata deliberata inoltre l’insussistenza di un debito fuori bilancio. La fattispecie ha riguardato un servizio di consulenza medico legale affidato dall’avvocatura comunale nel marzo del 2016. Dopo tale lavoro, regolarmente pagato, sono state richieste alla professionista ulteriori 7 prestazioni, effettivamente rese, ma senza un formale incarico e contratto sottoscritto fra le parti oltre alla necessaria copertura finanziaria. Per tale motivo, l’Aula Consiglio ha deciso, con 12 voti a favore (M5S), 0 contrari e 3 astenuti (Messana, Dara e Sucameli), che per l’ente non può sussistere alcun obbligo di pagamento delle prestazioni eseguite dalla professionista.

Linda Ferrara

 

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