Alcamo, il Consiglio comunale ha avviato la discussione sullo schema di massima del PRG

In Alcamo

In Aula Falcone-Borsellino, sono stati presentati dai gruppi politici 62 emendamenti che verranno trattati e messi a votazione lunedì prossimo. Nel corso della seduta consiliare di giovedì sera, l’esponente di Noi per Alcamo, Francesco Dara, dopo avere manifestato preoccupazione per l’incompatibilità rispetto a delle determinazioni dallo stesso presentate, in autotutela, ha abbandonato il consesso civico.

Verranno esaminati nella seduta consiliare del 13 maggio i 62 emendamenti che le forze politiche alcamesi, rappresentate all’interno dell’organo elettivo, hanno proposto per lo schema di massima del Piano Regolatore Generale. La seduta di giovedì è stata infatti sospesa posteriormente alla discussione complessiva sul provvedimento ed è stata rinviata per l’appunto. Dopo quasi vent’anni dalla sua stesura, il PRG di Alcamo potrebbe essere rivisto entro la fine della consiliatura. L’amministrazione pentastellata, infatti, ha spinto sin dal suo insediamento affinché arrivasse in Consiglio comunale quello che può essere considerato una sorta di pre-piano dello strumento urbanistico comunale. Per giungere a questo risultato, il comune si è avvalso della consulenza del Circes di Palermo (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Centri Storici), guidato dal professore Giuseppe Trombino, il quale giovedì è intervenuto in Aula per spiegare il lavoro svolto dalla sua équipe. Prima, però, dell’inizio della discussione generale, sono state chiarite all’interno del consesso civico le eventuali incompatibilità che riguardano i consiglieri comunali nel momento in cui devono esprimersi sugli emendamenti. Detta precisazione si è resa necessaria a seguito dell’intervento in Aula Falcone-Borsellino del consigliere comunale Francesco Dara di Noi per Alcamo, il quale ha manifestato la preoccupazione di incorrere in citata situazione. Il segretario comunale, il dottore Vito Bonanno, ha spiegato che solamente nei casi di interessi specifici dei piani urbanistici e, dunque, che siano direttamente riconducibili ai consiglieri comunali o ai loro affini, i rappresentati politici non devono partecipare alla discussione in Aula e, quindi, alla votazione degli emendamenti. Quindi, nel caso in cui esista una soltanto una correlazione immediata. Al termine delle delucidazione, il consigliere Dara, in autotutela, ha abbandonato il consesso civico, per i 10 emendamenti dallo stesso presentati. Successivamente, lo schema di massima è stato illustrato dall’ingegnere Dorotea Martino della direzione 1, in sostituzione del dirigente, il dottore Venerando Russo, assente per gravi motivi familiari. L’ingegnere Martino ha spiegato che dopo le direttive generali deliberate dal consesso civico nel 2014, lo schema di massima è stato adottato in ottemperanza al PAI (piano per l’assetto idrogeologico) e di altre prescrizioni. Uno degli obiettivi su cui si è concentrato il lavoro è stato quello di ridurre i vincoli preordinati all’esproprio. Inoltre, sono stati indispensabili e a supporto dello schema di massima lo studio geologico e quello agroforestale. Un contributo al dibattito in Aula Consiglio è stato dato dall’amministrazione e, nello specifico, dal vicesindaco Vittorio Ferro. L’assessore all’Urbanistica ha illustrato mediante un proiettore i cambiamenti subiti dalla citta dagli anni ’40 al 2003. In particolare, i mutamenti hanno riguardato la fascia costiera di Alcamo Marina, sul cui rilancio ha puntato la giunta grillina guidata dal sindaco Domenico Surdi. Altro tema su cui ha voluto porre l’attenzione l’amministrazione dei 5 Stelle è stato quello della rigenerazione urbana. “Ritengo che oggi più che mai ci sia l’esigenza di mettere in campo una pianificazione che ci dia la possibilità di mirare ad una crescita sostenibile. Crescita sostenibile significa capire che sicuramente bisogna partire dalla rigenerazione di quanto sino ad oggi si è fatto e, soprattutto, di quanto non si è fatto magari proprio bene” ha dichiarato l’assessore Ferro, portando poi l’esempio del progetto di Palazzo Vutano già finanziato. Tra le modifiche addotte dallo schema di massima del PRG vi sono, come sottolineato dal presidente della terza commissione consiliare competente in materia Nino Asta(M5S), la riduzione del consumo di suolo, che segue anche le direttive del 2014, e la limitazione dei vincoli per l’esproprio. Successivamente, il professore Trombino ha spiegato al Consiglio comunale la seconda modifica citata che riguarda i vincoli espropriativi già decaduti. Ciò è stato proposto al fine di evitare i possibili indennizzi che avrebbero delle conseguenze sul bilancio comunale. Un risvolto importante è di sicuro quello che lo schema di massima potrebbe avere sulla costruzione del nuovo ospedale della città, in quanto lo studio ha pensato anche a delle aree a supporto del futuro servizio sanitario. Certamente, una direzione verso la quale ha mirato il gruppo di lavoro sullo schema di massima del PRG è stata quella della semplificazione normativa del Piano. Nello specifico, lo studio del Circes propone di limitare a 2 le zone del territorio agricolo alcamese delle attuali 12. Occorre dire, inoltre, che l’apparato normativo dell’attuale PRG si è contraddistinto per la mancanza, per molto tempo, di diversi piani, come quello sul centro storico o di piani particolareggiati. Per quanto concerne quest’ultimi, nel corso della seduta, è stato ricordato l’apporto dello studio del geologo Antonio Bambina, il quale nel suo indirizzo ha previsto due aree parzialmente o totalmente edificabili. Certamente, il centro storico e Alcamo Marina sono i due punti di forza della città, la quale nel corso del tempo ha subito una contrazione del dato demografico e, dunque, lo schema di massima del PRG costituisce l’occasione per preservare ancora di più il patrimonio agricolo messo a dura prova dal boom edilizio che in passato ne ha modificato fortemente l’aspetto. Alcune critiche sono state riportate in Aula dalla minoranza sul c.d. pre-piano voluto dall’amministrazione 5 Stelle. Il capogruppo dell’Udc Saverio Messana ha affermato “Qual è la vostra idea concreta della città e del territorio? Lasciando da parte le parole astratte faremo, studieremo, qual è lo sviluppo che prevedete per Alcamo? Il turismo, l’artigianato, il commercio, l’agricoltura? Forse, questo è il mio sogno. Secondo me si poteva fare qualcosa di più, però, abbiamo iniziato un nuovo percorso. Sono contento come consigliere comunale di partecipare a questa nuova stesura”. Gino Pitò di ABC-Alcamo Cambierà ha dichiarato che per la maggioranza pentastellata questa è stata “Un’occasione mancata” aggiungendo “Permettetemi questa sottolineatura politica di democrazia diretta. Io credo molto nella democrazia rappresentativa. Qui avete perso occasione di fare democrazia diretta. Andava coinvolta la città. Questo non è stato fatto”. Il consigliere comunale ha poi proposto un emendamento, il quale propone di definire il termine di “ammezzato” nel Piano, riducendo l’altezza prevista nel centro storico da 2m e 70cm a 2m e 40cm. Il vicesindaco Vittorio Ferro ha precisato che “Fin dall’inizio si è concordato con l’ufficio e con il Circes che questo schema di massima dovesse partire come impalcato, trattandosi di una revisione del Piano Regolatore oggi esistente, ovviamente, con le opportune valutazioni, correzioni, proposte. Avete visto la famosa tangenziale, il collegamento tra la SS113 e la SS119, la questione dell’ospedale, quindi, per macro argomenti, ma senza privare il Consiglio comunale delle proprie proposte e senza influenzarlo troppo”. Poi, l’assessore al ramo ha precisato che lo schema di massima servirà a far partire le consultazioni per la Valutazione Ambientale Strategia, come chiesto dalla Regione, e per dare un indirizzo all’ufficio comunale. Un sub emendamento è stato presentato all’articolo 18 dello schema di massima dalla maggioranza pentastellata. Le cosiddette determinazioni verranno discusse, come suddetto, nel corso della prossima seduta consiliare.

Linda Ferrara

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