Bancarotta fraudolenta, condannato Antonio Correra

In Apertura, Giudiziaria, Marsala
Tribunale di Marsala

Nuova condanna per il 39enne agente di commercio marsalese Antonio Ignazio Correra. Il Tribunale di Marsala lo ha condannato a cinque anni per bancarotta fraudolenta. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Antonella Trainito, aveva invece chiesto una condanna a sette anni. La vicenda è legata al fallimento della “Kemical Green”, azienda di cui Correra era amministratore. Lo stesso agente di commercio lilybetano si era definito vittima di usura, spiegando che per tale ragione era stato costretto a vendere prodotti sotto prezzo. I presunti usurai accusati (e inizialmente arrestati dai carabinieri) furono però assolti al termine di un altro processo celebratosi al Tribunale di Marsala, mentre Correra è stato chiamato a rispondere delle 200 mila euro incassate sotto forma di “fondo di solidarietà”. Uno strumento che lo Stato assicura a chi denuncia episodi di estorsione o richieste usuraie che metterebbero a rischio la propria attività commerciale o imprenditoriale. Una parte di questa somma (158 mila euro) fu tra l’altro utilizzata da Correra per comprare una casa a Montepulciano (nel senese) dove lo stesso fu per un periodo agli arresti domiciliari. Il Tribunale, presieduto da Alessandra Camassa, ha derubricato l’accusa di truffa allo Stato in tentata truffa aggravata, dichiarando il reato prescritto. I giudici hanno comunque disposto la confisca dell’abitazione acquistata dal Correra a Montepulciano. Tra le pene accessorie anche l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e per quattro dall’esercizio di attività commerciale.

“Attendiamo le motivazioni della sentenza per capire quale ragionamento ha seguito il Tribunale di Marsala ed eventualmente procedere al ricorso in Appello”, affermano gli avvocati della difesa, Antonio Ciotola (Foro di Napoli) e Antonino Carmicio (Foro di Marsala).

Precedentemente, Antonio Correra era stato giudicato colpevole dei reati di truffa e calunnia (in totale, un anno e otto mesi, già in giudicato). Più recentemente c’è stata un’ulteriore sentenza di condanna in Appello per ricettazione di assegni rubati. Anche qui, i suoi legali si riservano un’eventuale ricorso in Cassazione dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza.

 

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