Castelvetrano: arrestati padre e figlio gioiellieri per riciclaggio e altri reati. L’oro proveniva da furti e rapine

In Apertura, Castelvetrano, Cronaca

ore 11 Ecco il comunicato congiunto di Carabinieri e Guardia Provinciale di Finanza sull’operazione di questa mattina:

Alle prime ore dell’alba, i Finanzieri del Nucleo di Polizia economico finanziaria e i Carabinieri del Nucleo Investigativo dei Comandi Provinciali di Trapani hanno tratto in arresto in esecuzione del provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesso dal GIP del Tribunale di Marsala, su richiesta della locale Procura della Repubblica: Tommaso, cl. 54, gioielliere di Castelvetrano, con precedenti di polizia, ed il figlio Antonino cl. 82, anch’egli gioielliere.
Oltre all’arresto, i due indagati sono stati destinatari anche di un ingente sequestro beni, tra cui la lussuosa villa dove i due dimorano a Castelvetrano, una imbarcazione, autovetture di ingente valore, oltre alla loro società GIA S.r.l., operante nel settore dei metalli preziosi, con la quale gli odierni indagati gestiscono due Compro Oro nei comuni di Mazara del Vallo e Castelvetrano, nonché i conti bancari riconducibili ai medesimi e alla citata società, per un ammontare complessivo di circa 1,7 milioni di euro.
I due sono indagati per il reato di riciclaggio e impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita oltre che per false fatturazioni con conseguenziale evasione d’imposta. Le indagini di Carabinieri e Finanzieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Marsala, hanno permesso di svelare l’esistenza di una diffusa e penetrante attività illecita, perpetrata dagli amministratori della società GIA S.r.l., volta al riciclaggio e  al reimpiego di notevoli quantità di oro di provenienza illecita. La rete creata dai Geraci si serviva della complicità di soggetti malavitosi che cedevano l’oro proveniente da furti e rapine, nonché di alcuni compro oro che, attraverso numerose fatture per operazioni inesistenti, consentivano di occultare la provenienza illecita
dell’oro e di ottenere un notevole risparmio di imposta. L’oro di provenienza illecita veniva poi rivenduto da padre e figlio ad ignare fonderie che pagavano il metallo prezioso in base alla quotazione giornaliera. I Geraci potevano così godere di ingenti somme (centinaia di migliaia di euro) di denaro, così detto ripulito. L’indagine ha poi dimostrato un consolidato sistema di riciclaggio di denaro. Infatti, il rilevantissimo ammontare delle citate fatture per operazioni inesistenti veniva sottratto dagli indagati dalle casse sociali della GIA S.r.l., per effettuare i pagamenti delle fatture false. Il denaro però veniva restituito direttamente, da chi aveva consapevolmente emesso la fattura per operazioni inesistenti, agli stessi che se ne appropriavano senza riversarlo nelle casse sociali. Nascondendolo di conseguenza al fisco.
Le articolate e penetranti investigazioni esperite in sintonia da Carabinieri e Finanzieri, diretti dalla Procura della Repubblica di Marsala, hanno di fatto permesso di svelare questa ben oleata rete, ricca di complicità, ove tutti i soggetti guadagnavano illecitamente ingenti somme di denaro a discapito delle vittime dei furti e delle rapine nonché dei contribuenti. Nella stessa attività sono infatti indagate, a vario titolo, per ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita e false fatturazioni altre 13 persone.

Qui il video lancio: https://youtu.be/RbZsU_77c3I

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