Cinque poliziotti, due carabinieri e un funzionario della prefettura indagati dalla Procura di Marsala

In Apertura, Cronaca, Mazara
Tribunale di Marsala

La sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Marsala ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a otto soggetti, cinque poliziotti, due carabinieri e un funzionario della prefettura di Palermo. Falso materiale e ideologico in atto pubblico, falsa testimonianza, calunnia, favoreggiamento, rivelazione di segreto d’ufficio, truffa, abuso d’ufficio e false informazioni al pm sono i reati a vario titolo ipotizzati dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Antonella Trainito e condotta dalle Fiamme Gialle. di Marsala a carico di otto persone (5 poliziotti, due carabinieri e un funzionario della prefettura di Palermo) alle quali è stato notificato l’avviso conclusione indagini preliminari.

A comparire sul registro degli indagati sono i nomi di Raffaele Chiarello, dirigente dell’area III della prefettura di Palermo; Nicolò D’Angelo, vicequestore e dirigente della Polstrada di Trapani; Carlo Nicotri, commissario capo, ex dirigente del commissariato di polizia Mazara del Vallo poi trasferito alla Questura di Palermo; i sovrintendenti di polizia Antonio Sorrentino e Vito Pecoraro, l’assistente Vincenzo Dominici, tutti fino a poco tempo fa in servizio al Commissariato di Mazara (adesso trasferiti in Calabria); i carabinieri Andrea Volpe e Salvatore Buscemi, anche loro in servizio a Mazara.

L’inchiesta trae origine dagli sviluppi del processo in corso al Tribunale di Marsala in cui Pecoraro e Dominici sono già imputati per omissione d’atti d’ufficio e falso. In particolare ai due si contesta di non aver elevato una contravvenzione nei confronti di Vittorio Misuraca, fermato il 19 aprile del 2012 con la sua Fiat Panda nell’ambito di un controllo. Secondo l’accusa Dominici e Pecoraro avrebbero dovuto in quella circostanza multare il conducente e sequestrare il mezzo che circolava liberamente nonostante fosse stato sottoposto a fermo amministrativo e sprovvisto di copertura assicurativa. Durante l’udienza del 30 giugno 2014, il sovrintendente Antonio Sorrentino, chiamato a deporre quale teste della difesa, per scagionare i colleghi, parlò di una relazione di servizio del 19 aprile  2012 (giorno del controllo su strada della Panda) in cui Pecoraro e Dominici attestano di essere a conoscenza che sulla vettura era in corso un’attività tecnico investigativa e che per tale motivo avevano evitato di sequestrarla in modo da poter consentire ai Carabinieri di continuare ad intercettare conversazioni utili alle indagini. Una ricostruzione che, in Tribunale, lasciò di stucco il pm del processo – Antonella Trainito – e il procuratore Di Pisa. Il Commissariato di Polizia di Mazara non aveva infatti mai esibito alcun atto in cui potessero emergere informazioni di questo genere. A quel punto, il Procuratore Di Pisa ha dato mandato alla sezione di pg della Guardia di Finanza di effettuare una perquisizione presso gli uffici del Commissariato di PS di Mazara del Vallo, nella notte tra il 1° ed il 2 luglio 2014 al fine di rinvenire il file riconducibile alla relazione citata da Sorrentino nel corso del processo. Senza però riuscire a trovarne traccia. La Procura ha inoltre disposto una consulenza merceologica che ha consentito di accertare, attraverso complesse analisi ed esami chimici, che tale relazione, data 19 aprile 2012, fosse stata messa a punto nel 2014. Tutto ciò dimostrava come la testimonianza resa da Sorrentino fosse da ritenersi falsa e calunniosa verso i Carabinieri di Mazara del Vallo considerato che Sorrentino dichiarò in quella sede di aver saputo dai colleghi Carabinieri che stavano effettuando indagini tecniche nei confronti di Calafato e Misuraca (accusandoli, quindi, di aver violato il segreto di ufficio).

 

Nel corso delle indagini, sono state inoltre effettuate intercettazioni telefoniche sulle utenze del dirigente il Commissariato di Mazara del Vallo  Nicotri e dei tre poliziotti – Sorrentino, Pecoraro e Dominici – nel corso delle quali sono state accertate altre fattispecie penalmente rilevanti.

In particolare, il dirigente Nicotri, in concorso con Nicolò D’Angelo, per evitare il pagamento di una contravvenzione per alta velocità rilevata nell’agosto del 2014 dai Vigili Urbani di Palermo con autovelox, mentre (libero dal servizio) era alla guida della propria auto, presentò un ricorso alla Prefettura di Palermo, producendo una falsa attestazione redatta dal Vicario della Questura (indotto in errore) nella quale risultava che tale infrazione era stata commessa nell’adempimento di un dovere e cioè mentre tornava a Mazara del Vallo per improrogabili esigenze di polizia giudiziaria, commettendo, quindi i delitti di falso e truffa.

Raffaele Chiarello, della prefettura di Trapani, è invece indagato per falso, per aver dichiarato al procuratore Di Pisa di non aver avuto alcun contatto con D’Angelo in merito al ricorso di Nicotri

 

Inoltre Nicotri avrebbe violato il segreto d’ufficio, avendo informato il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Mazara di una denuncia presentata presso il proprio commissariato nei confronti dei carabinieri Volpe e Buscemi, in servizio a Mazara, indagati per abuso d’ufficio e falso ideologico. La vicenda riguarda la mancata contravvenzione nei confronti del figlio del sovrintendente Sorrentino, fermato per un controllo di strada a bordo del proprio scooter senza il casco protettivo.

 

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