Contro i giovani

In Apertura, Punto Itaca
Greta Thurnberg

In questi giorni mi è capitato di leggere con un certo raccapriccio le dichiarazioni con cui tanti protagonisti del mondo mediatico italiano si sono sentiti in dovere di attaccare Greta Thunberg, la giovane svedese diventata un simbolo della lotta per uno sviluppo ecosostenibile. Da gente di una certa maturità mi sarei aspettato obiezioni fondate su dati e fatti. E, invece, per l’ennesima volta, una parte dell’opinione pubblica italiana si dimostra ferocemente ostile a qualsiasi contestazione al sistema da parte dei giovani. “Se non fosse malata la metterei sotto con la macchina”, ha affermato la giornalista sovranista Maria Giovanna Maglie. “Usano i bambini per non fare nulla”, ha twittato più diplomaticamente la conduttrice de Le Iene Nadia Toffa. I soliti hater l’hanno invece crocifissa sui social per aver pubblicato una foto in cui pranza su un treno tenendo sul tavolino (orrore!) un sacchetto di plastica.

Nulla di nuovo sotto questo cielo: per fare un esempio geograficamente più vicino a noi, anni fa mi capitò di leggere su una testata locale un articolo in cui si criticavano ferocemente gli attivisti no-triv perché utilizzavano la macchina e non la bicicletta per partecipare alle loro riunioni. Per non parlare di come vengono ogni volta ridicolizzati gli scioperi studenteschi, eternamente raccontati come il trionfo della superficialità. Poi c’è la madre di tutte le ferite della nostra memoria recente: il G8 di Genova. Tonnellate di fango sono state riversate sui giovani no global che manifestavano (a ragione) contro gli eccessi della globalizzazione, salvo poi scoprire che i veri delinquenti erano quelli che li picchiavano alla Diaz o li seviziavano a Bolzaneto, con metodi da “macelleria messicana”.

Il sistema vuole giovani rispettosi delle regole e protesi al successo individuale, ma tendenzialmente disinteressati all’interesse pubblico e al bene comune, perché a quello devono pensare gli adulti, magari ex sessantottini che sperano di protrarre all’infinito il loro controllo sulle leve del potere. Non appena qualcuno si distingue dalla massa, viene immediatamente identificato come un potenziale sovversivo. Ed è lì che arriva il fango, che tanto somiglia all’olio di ricino che i fascisti somministravano agli oppositori politici durante il Ventennio. Ottenuto il risultato sperato, magari gli stessi distributori di fango tornano sulle loro poltrone, a bollare i giovani come superficiali e inadeguati bamboccioni, a cui nessun incarico di responsabilità potrà mai essere affidato. O, per lo meno, non in Italia.

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