Cosa non leggere sotto l’ombrellone

In Apertura, Gratta e Vinci

Ho sempre trovato un po’ sospetti e pretenziosi i consigli, gli elenchi, gli slogan – puntualmente approntati nell’imminenza delle vacanze estive –  con cui ogni anno si indica alla massa indistinta dei futuri vacanzieri quali e quanti libri leggere. A un certo punto dell’anno campeggiano nei titoli di quotidiani e portali, accanto alle tradizionali istruzioni su come prepararsi alla prova costume, didascalie del tipo “Un libro per le vacanze” o “Cosa leggere sotto l’ombrellone”, al punto che diventa imperativa e quasi obbligatoria la lettura coatta di libri durante la stagione estiva. Con tutta l’iconografia che ne consegue.

Dietro il bel gesto volitivo e disinteressato di promuovere i libri e la lettura, e le liste più o meno ragionate di titoli, c’è sempre la manina commerciale, of course. Ma se da un lato si può apprezzare almeno la buona intenzione di rendere intelligente la vacanza (ne ho scritto nel Gratta e Vinci precedente), dall’altro si presuppone che l’esercizio della lettura sia comunque qualcosa di soverchiante e di parentetico. Che fuori dalla sacralità di scuole e accademie i libri continuino a essere considerati puri strumenti di evasione, da maneggiare solamente nel tempo libero. A questo si aggiunga il vezzo parastatale di trattarci, ancora una volta, come dei perenni ginnasiali da accudire durante le vacanze: una sorta di monito della libertà vigilata che perpetua l’antica coercizione pedagogica dello studente in vacanza. Conosco intere generazioni di ex scolaretti che ancora si portano dietro le conseguenze del trauma infantile di essere stati impietosamente costretti dalle maestre a leggere il famigerato libro Cuore durante le vacanze estive.

Disibernati e ridotti a feticcio stagionale, i libri però non sono tutti uguali. Non è sufficiente leggere, indiscriminatamente e intransitivamente, per mettersi a posto con quella che potremmo definire la nostra coscienza di classe intellettuale. Uno studio condotto dall’Università di Milano marittima dimostrerebbe infatti che ogni anno soltanto un’esigua minoranza di italiani sceglie di mettere in valigia l’Antologia Palatina in lingua originale prima di partire per le vacanze. E, di questi, appena uno su dieci dichiara di preferire Il Morgante di Luigi Pulci come libro da leggere sotto l’ombrellone.

Suppongo che i suggerimenti di lettura per l’estate non tengano nemmeno conto di coloro i quali per il resto dell’anno leggono libri – per diletto o per professione, poco rileva – e che magari proprio durante le vacanze, al contrario, trovano finalmente il tempo di non leggere e di dedicarsi ad altre attività non meno ludiche e edificanti come giardinaggio, découpage, sesso all’aperto, alpinismo, pesca subacquea e scopone scientifico.

Pur appartenendo immodestamente alla schiera dei lettori ‘feriali’, ho deciso comunque di dare il mio modestissimo contributo personale alla causa più o meno nobile dei consigli di lettura per le vacanze. Devo riconoscere, alla fine, che anche per me le vacanze sono particolarmente propizie per coltivare due generi letterari prettamente estivi: i bugiardini degli integratori idrosalini e il libretto di istruzioni del condizionatore.

A metà tra l’apocrifo d’autore e il saggio breve, il bugiardino – a dispetto del suo nome – si inserisce nel solco della letteratura-verità. La tascabilità e l’impianto sequenziale della trattazione fanno del bugiardino una perfetta lettura da spiaggia, più avvincente di un romanzo fantasy o di un giallo, dal momento che alla fine si scopre che l’assassino non è il maggiordomo ma il basso livello della creatina.

Come tutti i manuali, i libretti di istruzione dei condizionatori discendono invece dalla grande tradizione della letteratura epica. Sono la lettura ideale del vacanziero tendenzialmente casalingo, bibliofilo, erudito, che predilige i luoghi chiusi, pur essendo aperto al plurilinguismo e alla contaminazione tra i generi. Tipico livre de chevet, il libretto si rileva particolarmente emozionante nelle afose notti d’estate, quando le incursioni nell’autofiction si alternano alla vocazione enciclopedica.

Chi non può mettersi un condizionatore, può pur sempre ripiegare sulle istruzioni dei ventilatori low cost, spesso ridotte a un opuscoletto di poche pagine, generalmente scritte in tutte le lingue del mondo eccetto l’italiano, a dimostrazione del fatto che lo studio delle lingue straniere è fondamentale. Tanto che quest’anno, per le vacanze estive, sto seriamente meditando di dedicare molto meno tempo alla lettura e di iscrivermi a un corso intensivo di cinese.

Francesco Vinci

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