“Dal sindaco una caduta di stile”. Sturiano: “Chiedo scusa alla città per averlo sostenuto”

In Apertura, Marsala

Nove consiglieri firmano una dura nota in risposta al sindaco. Esclusa la mozione di sfiducia

Si accende ulteriormente il livello di scontro tra il sindaco Alberto Di Girolamo e il Consiglio comunale, a margine dell’approvazione del Piano Triennale delle Opere Pubbliche e della successiva sortita del primo cittadino, che aveva definito “disgustoso” quanto accaduto nel corso dell’ultima seduta consiliare. Una reazione ovviamente mal digerita dai destinatari, che bollano le parole di Alberto Di Girolamo come “una caduta di stile”. “Il disgusto che in questi giorni ha colpito il sindaco ci fa soffrire in modo particolare, perché è lo stesso disgusto che la cittadinanza di Marsala soffre da quattro anni, relativamente alla irrimediabile situazione nella quale versa, e della quale ci ha reso ampiamente partecipi con giudizi ed improperi assolutamente irripetibili. Uguale disgusto e rabbia provoca, invece, l’atteggiamento di una persona, il sindaco, che abbandonando completamente la sfera di una realistica analisi, mistifica la realtà e lancia una campagna di distrazione di massa che, secondo noi, rappresenta il maldestro tentativo di mascherare un fallimento politico-amministrativo certificato dai numeri e dallo stato di abbandono nella quale versa la città”. Comincia così il duro documento sottoscritto dal presidente del Consiglio Enzo Sturiano, dal vice Arturo Galfano e da altri sette consiglieri comunale – Giovanni Sinacori, Pino Milazzo, Ivan Gerardi, Ignazio Chianetta, Ginetta Ingrassia, Flavio Coppola e Aldo Rodriquez – protagonisti di un’accesa conferenza stampa a Sala delle Lapidi. I firmatari hanno rivendicato di aver agito “nell’interesse pubblico” con riferimento ai contenuti dell’emendamento che ha stravolto il Piano Triennale delle Opere Pubbliche, con particolare riguardo agli interventi relativi ai beni culturali (isola di Schola, Porta Garibaldi, Chiesa di San Michele, mosaici del Teatro Impero). Al contempo, i nove consiglieri sottolineano di aver ritenuto “non strategici” il completamento della piazza di Strasatti, la realizzazione del parcheggio in contrada San Filippo e Giacomo, della rotatoria in via Tunisi, il rifacimento di via Armando Diaz e via Edoardo Alagna, sottolineando che in alcuni di questi interventi non erano stati depositati neanche i relativi progetti. Da qui, la decisione di cambiare le fonti di finanziamento per queste opere, che sarebbero state realizzate tramite mutui, che “avrebbero prodotto una rata annua da rimborsare pari a circa 350.000 euro per la durata di vent’anni”. Gli stessi nove, incalzano invece la giunta sugli scuolabus e le autobotti per far fronte alle emergenze idriche che periodicamente creano disagi ai cittadini e alle attività ricettive e di ristorazione della città.

Al di là della questione amministrativa, però, c’è quella politica. E qui si percepisce un inasprimento dei toni che somiglia a un antipasto della prossima campagna elettorale. Il più duro è proprio Enzo Sturiano, che sottolinea come l’amministrazione comunale abbia ormai il sostegno di 5 consiglieri su 30. Sulla possibilità di valutare le condizioni di un eventuale supporto ad Alberto Di Girolamo nel caso in cui si ricandidasse, il presidente del Consiglio comunale non sembra lasciare margini di trattativa: “Chiedo scusa alla città per averlo sostenuto nel 2015. Durante la campagna elettorale c’era una squadra e si utilizzava il Noi. Poi c’è stato solo l’Io. Pensavo fosse una persona sinceramente democratica, invece lo è stato poco, non cercando mai la convergenza con l’aula consiliare. Con Ginetta Ingrassia siamo stati tra i primi a contestare questo modus operandi e siamo stati accusati di fare i nostri interessi”.

Inevitabile, dunque, chiedersi come mai il quinquennio Di Girolamo sia destinato a chiudersi senza che sia mai stata presentata una mozione di sfiducia contro un sindaco che è stato fortemente criticato fin dai primi mesi di amministrazione. “Una cattiva amministrazione è sempre meglio di un commissariamento, abbiamo preferito portare avanti un’azione amministrativa da parte del Consiglio”, ha affermato Pino Milazzo. “La sfiducia è un atto forte, sinceramente speravo di riuscisse a ragionare, avendo anche una minoranza disponibile al confronto”, ha aggiunto Ginetta Ingrassia. “E’ mancato un progetto alternativo, sia a destra che a sinistra”, ammette Flavio Coppola, mentre Aldo Rodriquez afferma che avrebbe potuto presentare una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco in qualsiasi momento, ma non l’ha fatto “per rispetto nei confronti della città”. “Resta il fatto – evidenzia Ignazio Chianetta – che questo Piano Triennale dimostra la volontà del sindaco di ricandidarsi”. Sulla possibilità che i promotori dell’emendamento siano pronti a dar vita a un cartello elettorale, si mostra infine cauto Giovanni Sinacori: “Per quanto riguarda Iniziativa Democratica Popolare, la nostra posizione è legata solo al Piano Triennale”. Prova a gettare acqua sul fuoco Arturo Galfano, “non siamo qui perché ce l’abbiamo contro il sindaco”.

E del resto, il documento si conclude con un’apertura finale in vista dei prossimi appuntamenti amministrativi, con i consiglieri citati che si dichiarano “disponibili ad un confronto reale, teso ad individuare le priorità strategiche del territorio e ad intervenire con il riequilibrio del bilancio e la variazione dello stesso, strumenti finanziari, riconosciuti dalle norme, per operare per il governo del territorio”.

 

 

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