Dialogo di un venditore di parole e di un elettore

In Apertura, Gratta e Vinci

VENDITORE   Parole, parole nuove, neologismi; slogan freschi di giornata. Bisognano, elettore, parole?

ELETTORE  Parole per la stagione politica nuova?

VENDITORE  Sì, illustrissimo.

ELETTORE  Credete che sarà veramente nuova questa stagione politica nuova?

VENDITORE   Oh sì, illustrissimo, certo. Non avete sentito che bel campionario di parole nuove?

ELETTORE   Come quella appena trascorsa?

VENDITORE  Più più assai.

ELETTORE  Come quella di là?

VENDITORE Più più assaissimo. Questa nuova stagione politica nuova sarà nuova, appunto, per definizione.

ELETTORE  Quante stagioni politiche nuove sono passate da che voi vendete parole?

VENDITORE Molte, illustrissimo. Per più di un secolo feci commercio di almanacchi; ma i tempi cambiano, gli anni passano, e le sole stagioni che non cambiano sono quelle politiche. Così, illustrissimo, eccomi qua a vendere miglior merce.

ELETTORE Non vi ricordate di nessuna stagione politica in particolare, che vi paresse nuova?

VENDITORE Di tutte, illustrissimo. Poi che in politica, se le stagioni non cambiano, le parole, siccome i lunari e gli almanacchi, non durano più di una stagione.

ELETTORE Quali parole nuove, or dunque, per la stagione politica nuova?

VENDITORE Pare siano tornate in gran voga, e per di più in maiuscolo, con tutta la loro ieratica cadenza, parole come Dio, Patria, Famiglia. Si vende poi sempre tanto la parola Amore, grazie pure ai saldi di fine stagione perenne. Ma la vera novità di questa stagione politica nuova sono i suffissi prima ancora che le parole.

ELETTORE  I suffissi…?

VENDITORE  Vanno propriamente a ruba, illustrissimo, me lo lasci dire. Pensate che una volta il popolo era sovrano: adesso è sovranista.

ELETTORE   E antipolitica si vende sempre a peso d’oro?

VENDITORE  Nella scorsa stagione ne ho venduta talmente tanta che ho finito le scorte. Ho ancora qualche anticasta in offerta, se vi interessa.

ELETTORE   E parole come utopia, rivoluzione, ideologia?

VENDITORE   Ci fu un tempo, non ricordo quando e dove, che utopia si portava molto. Adesso però è parola desueta, arcaica, obsoleta; un poco ammuffita, pure. Se ne trova ancora qualche traccia a inchiostro nelle botteghe di antiquariato. Parole siffatte non le comprano più nemmanco i poeti romantici. Di rivoluzione, invece, ho zeppi i magazzini: è una parola, ahimè!, che oramai comprano tutti comodamente on line; e ciascheduno se la guarnisce a piacere, secondo il suo gusto. Ideologia era una volta parola nobile e terragna, ma da tante morte stagioni è caduta in disgrazia: è diventata una parola senza memoria e senza mercato, agitata soltanto dagli stolidi di tutte fazioni per colpire ruvidamente l’avversario politico.

ELETTORE    E parole come destra e sinistra?

VENDITORE Ma dove vivete, illustrissimo? Sono parole oramai confinate nei vecchi dizionari, chiuse nei tomi rilegati e polverosi dei filosofi; che stanno sempre in cima agli scaffali delle biblioteche e che non legge più nessuno.

ELETTORE  Or dunque mostratemi la parola più nuova che avete.

VENDITORE  Ecco, illustrissimo: (…). Cotesta sì che vale il vostro voto di elettore.

ELETTORE  Ecco il mio voto.

VENDITORE Grazie, illustrissimo: a rivederla alla prossima stagione politica nuova. Parole, parole nuove…

Francesco Vinci

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