Compagni delle elementari si riuniscono per ricordare la maestra Fernanda Porciani

In Lettere
Fernanda Porciani

Fernanda Porciani nasce a Cecina (LI) il 23 aprile 1935 da Vincenzo e Maria Bibbiani. Trascorse la sua fanciullezza insieme alle due sorelle tra le privazioni della seconda guerra mondiale, che contribuiscono tantissimo a formarne il carattere, lasciando un’impronta indelebile nella sua vita. Conseguito nel 1953 il diploma magistrale, inizia la sua carriera di insegnante presso un preventorio antitubercolare in un paesino in provincia di Bergamo. Dopo altre esperienze lavorative, conosce Domenico Greco, suo futuro marito, e si trasferisce nel 1966 a Marsala, dove continua ad esercitare la sua professione di insegnante con grande apprezzamento da parte di tutti coloro che interagiscono con lei. La sua vita è arricchita anche dalla nascita dei tre figli –Caterina, Vincenzo e Vittorio- e dall’attività di catechista. Dopo il pensionamento, si dedica con maggior impegno a varie attività di volontariato a favore sempre dei ragazzi, e si prodiga soprattutto, in modo del tutto speciale, nella cura dei suoi nipoti. Colpita da un male incurabile, è morta a Marsala il 13 marzo 2009.

La classe elementare, che la maestra Nanda curò all’allora 1° circolo “Garibaldi” dal 1979 al 1984 nella sezione B, si è riunita qualche giorno fa, per un incontro affettuoso. Sebbene alcuni non si vedessero da ben 33 anni, la sensazione principale è stata quella di non essersi lasciati mai. La classe era numerosa, formata da: Valeria Casubolo, Donatella Fici, Dalia Monti, Maria Saluzzi, Antonella Rizzo, Mariolina Scarpitta, Anna Maria Mannone, Mirella Isaia, Antonietta Sartorio, Giada Galfano, Maria Grazia Piazza, Vinziana Rizzo, Enza Gabriella Cassarà, Giuliana Parrinello, Giorgio Rallo, Carla Curatolo, Antonio Cuppone, Marcello Marino, Rossella Accardo, Mary Indelicato, Valentino Vaccari, Lorenzo Basile, Vincenzo Pulizzi, Alessandro Milione, Giuseppe Culicchia, Massimo Angileri, Enrico Di Stefano, Danilo Quinci.

Revival in memoria della maestra Porciani
da sinistra verso destra Lorenzo Basile, Marcello Marino, Valeria Casubolo, Giuseppe Culicchia, Maria Grazia Piazza, Donatella Fici, Vinziana Rizzo, Enrico Di Stefano, Vincenzo Polizzi, Antonietta Sartorio, Alessandro Milione, Mirella Isaia, Mery Indelicato, Antonella Rizzo, Giuliana Parrinello

Non so se anche tutti gli altri suoi alunni hanno questa sensazione, ma quello che noi di questa classe pensiamo è che chiunque sia stato alunno della maestra Nanda abbia vissuto un privilegio: il suo modo di essere persona e, insieme, insegnante è stato qualcosa di straordinario nel senso letterale del termine, ovvero “fuori dall’ordinario”, e benché bambini, ci rendevamo conto di essere accompagnati da una donna che faceva dell’esempio e della semplificazione il suo metodo di insegnamento. Un aspetto importante della sua personalità è stato il rispetto per i suoi alunni: non privilegiava mai chi spiccava per doti e profitto, ma aveva il metodo giusto per ciascuno, anche per i soggetti più difficili e con particolari disagi (in tempi in cui non esisteva l’insegnante di sostegno), riuscendo a metterne in luce tutte le potenzialità, in maniera da ottenere da ciascuno il massimo rendimento possibile. In classe ricordiamo che c’era un clima di serena partecipazione, non erano necessarie le punizioni, perché la maestra Nanda era autorevole pur rimanendo dolce e con uno spiccato senso dell’umorismo. Il suo metodo di insegnamento innovativo e volto alla “sperimentazione sul campo” per ogni materia coinvolgeva la classe in sempre nuove avventure: per esempio cucinare in classe i dolci di carnevale, organizzare i quaderni di scienze dopo lo studio dal vivo di erbe ed insetti, redigere a casa il riassunto della puntata del programma televisivo “Quark” di Piero Angela, studiare il corpo umano sul manichino da lei ribattezzato Giacomino. Nanda Porciani non ha trasmesso ai suoi alunni solo l’istruzione, ma li ha educati a veri valori, come la lealtà, il rispetto reciproco, la collaborazione. Se si trattava di aiutare qualcuno più bisognoso, lei ne trasmetteva notizia in modo semplice e diretto, senza pietismo né moralismo, insegnando la carità più pura. Quello che emerge dal ricordo della maestra Nanda è la sua capacità di contemplare e osservare le cose, le persone, le situazioni, per comprenderle e conoscerle, e trasmettere questa conoscenza acquisita; il fervore della fantasia, che trasformava in creatività ed elaborazione nel suo lavoro e che ha cercato sempre di far germogliare in tutti i suoi alunni. Quello che siamo diventati adesso, da adulti, lo dobbiamo anche a questa maestra speciale: maestra di scuola e di vita, a cui va sempre il nostro più sentito grazie.

Donatella Fici e Vinziana Rizzo

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