Il ricordo della tragedia di Marcinelle in scena a Castelvetrano con Giacomo Guarneri e il suo “Danlenuàr”

In Castelvetrano, Eventi, Teatro
Giacomo Guarneri

Una storia d’amore ambientata ai tempi della catastrofe mineraria di Marcinelle. Si presenta così Danlenuàr, opera dell’autore palermitano Giacomo Guarneri che verrà portata in scena martedì 12 febbraio (ore 21.15) al Cine Teatro Marconi di Castelvetrano, nell’ambito della stagione teatrale diretta da Giacomo Bonagiuso e Fabrizio Ferracane.

Attore dalla fresca vena affabulatrice, nonché autore di intensa scrittura, sia orale che scenica, Guarneri si è formato alla scuola di maestri del racconto come Mimmo Cuticchio, Davide Enia, Ascanio Celestini, Dario Fo. Ma il suo nome è legato alla regista Emma Dante, quale interprete dello struggente spettacolo “Vita mia” con cui ha girato l’Italia e l’Europa.

Rappresenta una successiva evoluzione artistica il suo “Danlenuàr” testo vincitore del Premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia 2008. Un dramma epistolare nato come spettacolo da lui prodotto, diretto e interpretato, e poi diventato un piccolo romanzo grazie al concorso letterario nazionale “Giri di parole 2009” indetto da Navarra Editore.

Al di là del racconto principale, incentrato sulla figura dell’operaio Antonio che immagina di scrivere un’ultima lettera alla moglie Genoveffa, l’opera ha il pregio di indurre a riflettere sulla stagione dell’emigrazione verso il Nord Europa di tanti uomini e donne del Sud, soffermandosi in particolare sulla tragedia avvenuta nel 1956 a Marcinelle. Ricca di dettagli narrativi, di parole francesi sicilianizzate dal protagonista, di descrizioni di stati d’animo tra la lacrima e il riso, la scrittura di Guarneri si è nutrita di storie reali raccolte nel suo ambito familiare, fra ex-zolfatai dell’entroterra siculo, e in Abruzzo incontrando alcuni dei superstiti della “catastrophe” di Marcinelle.

Allargando il significato della vicenda storica “Danlenuàr” ha il pregio di mutare in racconto universale: una riflessione sul presente, che, come scrive lo stesso autore, «cerca di capire la miseria che porta gli uomini ad accettare il lavoro in condizioni estreme, la dignità scalfita che convive col coraggio, la voglia di costruire che sempre si rinnova e i limiti massimi dell’attesa, le tante morti bianche di ieri e di oggi».

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