Josè Rallo ha aperto l’anno accademico al Polo di Trapani con una lectio magistralis su come creare valore in Sicilia

In Cultura, Economia, Trapani
Josè Rallo inaugura anno accademico Trapani

Una lectio magistralis di Josè Rallo ha caratterizzato la cerimonia di inaugurazione del 28° anno accademico del Polo Universitario di Trapani. Alla presenza del rettore Fabrizio Micari e delle massime cariche accademiche dell’Università degli Studi di Palermo, l’imprenditrice vitivinicola marsalese ha relazionato sul tema “Creare valore in Sicilia. Percorsi di crescita personale ed economica. L’esempio del vino”. Pubblichiamo a seguire il testo integrale della citata lectio magistralis, molto apprezzata dai presenti.

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Autorità, Docenti, Studenti, signore e signori, per prima cosa desidero ringraziare il Rettore ed il Presidente del Polo Universitario di Trapani, insieme al Professore Di Lorenzo, per avermi invitato all’inaugurazione di questo 28° anno accademico.

Con l’intervento che mi accingo ad esporre, spero di offrire il mio personale contributo ad una riflessione sul tema della “Creazione del valore in Sicilia”.

Intendo farlo attraverso il riferimento a percorsi di crescita personale ed economica, ed in particolare, attraverso l’esempio del vino siciliano che è il settore nel quale opero con l’azienda Donnafugata fondata dai miei genitori e che oggi conduco insieme a mio fratello Antonio.

I setti peccati dell’economia Italiana e l’importanza del “capitale sociale”

Nel suo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana” l’economista Carlo Cottarelli svolge un’analisi lucida ed impietosa. L’evasione fiscale, la corruzione, la soffocante burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud e la difficoltà a convivere con l’euro, rappresentano una pesante zavorra per l’Italia.

Al di là delle soluzioni prospettate, Cottarelli ci invita a riflettere sul fatto che a monte dei vizi italiani, vi è un deficit di “capitale sociale” che mantiene ed alimenta le logiche perverse, pubbliche e private del nostro Paese.

Ma cos’è il capitale sociale? Potremmo dire che è il “senso dello Stato”, ovvero la considerazione che riserviamo al “bene comune”.

Un modo di essere cittadini, studenti, docenti o imprenditori che ci spinge a tener conto dell’interesse generale anche quando perseguiamo il nostro interesse personale; così facendo le nostre azioni possono generare ancora maggior valore e benessere per l’intera società.

Parliamone in famiglia e nelle scuole del “bene comune”, puntiamo a far crescere il “capitale sociale” con le nostre imprese.

Preoccuparci del bene comune è ancora più importante in regioni come la Sicilia. Infatti, al sud più che al nord, continua Cottarelli, il deficit di capitale sociale blocca la crescita e amplifica gli effetti dei peccati capitali del nostro sistema.

Sicilia, quadro socio-economico: elementi negativi

Guardiamo adesso più da vicino la nostra regione. Il quadro offerto dai principali indicatori sullo stato dell’economia siciliana continua ad essere con poche luci e molte ombre.

La disoccupazione è del 22%, ed è doppia della media italiana. I disoccupati siciliani sono soprattutto giovani (57%), e ancora di più donne. Secondo le rilevazioni Eurostat, la Sicilia è la regione europea con il più basso dato di occupazione femminile.

L’indice europeo di competitività colloca la Sicilia al 237° posto su 263 regioni europee e si è ampliato, in questi ultimi 10 anni, il divario con le regioni del nord Italia ed oggi il 55% delle famiglie siciliane è a rischio povertà.

E tutto questo nonostante i fondi strutturali di investimento finanziati dall’Unione Europea, abbiano rappresentato per Sicilia ingenti risorse che sono state utilizzate solo in parte, ma soprattutto in maniera poco strategica e con risultati deludenti anche in termini occupazionali.

Riusciremo, in futuro, a fare meglio con i fondi europei? Bisogna assolutamente farlo.

Sicilia, quadro socio-economico: elementi positivi

Ma veniamo alle notizie che possono infonderci coraggio. In Sicilia, tra le imprese che hanno registrato le migliori performance vi sono quelle più dedite all’export e quelle dei comparti di maggiore specializzazione: agro alimentare, chimico-farmaceutico ed elettronica.

Cresce il numero di imprese del terziario, in particolare grazie al turismo. Quest’ultimo ha goduto di un trend positivo prevalentemente per l’influenza della componente internazionale. I servizi di alloggio e ristorazione sono quelli che hanno registrato il maggior numero di nuove imprese attive. Bella anche la performance della provincia di Palermo nell’anno in cui la città capoluogo è stata capitale italiana della cultura.

Dei fondi di Invitalia nell’ambito del progetto “Resto al Sud”, nel 2018, un giovane su due li ha ottenuti per attività legate al turismo e alla cultura, per avviare ostelli, tour operator, ristoranti, siti web per i viaggiatori.

Sempre in Sicilia, il settore dell’agricoltura ha registrato diversi dati positivi: è cresciuto il numero di occupati, il valore dell’export ed il numero di aziende attive.

La Sicilia è tra le regioni con il più alto numeri di prodotti agro-alimentari DOP/IGP, ben 69; oltre 7.300 sono le aziende di trasformazione alimentare; siamo la prima regione nella produzione di agrumi, la terza in quella dell’olio; siamo anche grandi produttori di latte ovino e formaggio, secondi solo alla Sardegna; nell’agricoltura biologica siamo la prima regione italiana, sia per il numero di operatori con oltre 11 mila aziende che trasformano i frutti di 345 mila ettari, il 23% della superfice agricola nazionale. Un dato che fa ben sperare in un mondo che chiede sempre più sostenibilità.

Complessivamente, l’agricoltura siciliana muove un giro d’affari di oltre 4 miliardi di euro e rappresenta tra il 9 ed il 10% del PIL regionale.

Un ruolo molto importante, per l’agricoltura Siciliana è certamente quello della vite e del vino: la Sicilia è infatti la regione con la maggiore superfice di vigneto del paese, 97 mila ettari.

 IL CASO DEL VINO SICILIANO dagli ’80 al futuro

A questo punto, vorrei parlarvi del mio mondo, quello del vino siciliano, della sua storia più recente, dei suoi successi e delle sue prospettive di crescita economica.

La Sicilia del vino si incammina sulla strada della qualità a partire con gli anni ’80.

Un vero e proprio Rinascimento a partire dalle persone: produttori illuminati, imprenditori pionieri con una visione chiara: grazie alle condizioni pedo-climatiche estremamente favorevoli alla produzione di uve di qualità, la Sicilia è in grado di produrre vini di elevata qualità come altre regioni d’Italia e del mondo.

Un obiettivo supportato da una cultura comparata, frutto di viaggi all’estero (Francia, California), di consulenze di prestigio (su tutti Giacomo Tachis, inventore del Sassicaia, del Tignanello).

Numerose le scelte concrete adottate da questi produttori per realizzare la propria visione.

Dalla ridefinizione del vigneto con la riduzione delle rese per pianta ed un profondo miglioramento del quadro ampelografico all’impiego in cantina della tecnologia del freddo.

Lo stereotipo dei vini del sud, troppo alcolici, con pochi profumi e scarsa acidità, è stato così frantumato, in pochi anni, da un crescendo di innovazioni e miglioramenti. Nelle regioni storiche di produzione i miei colleghi si stupiscono della velocità con cui abbiamo recuperato il gap in termini qualitativi, ma anche del modo di fare impresa moderna e orientata al marketing.

Consumatori, critica e trade, in Italia come all’estero, considerano oggi la Sicilia una regione di eccellenza, un continente vitivinicolo, capace di proporre una diversità di vitigni e territori, con vini di grande piacevolezza e complessità.

All’ultimo Vinitaly di Verona, gli espositori del padiglione Sicilia erano oltre 150, dai più grandi ai più piccoli, così come a Sicilia En Primeur, l’anteprima organizzata da Assovini Sicilia, 50 sono state le aziende che hanno presentato i propri prodotti a 100 giornalisti provenienti da 22 paesi.

Nata negli anni ’90, Assovini Sicilia, rappresenta la punta di diamante della produzione dell’isola, e dimostra come la capacità di fare squadra sia uno dei fattori di successo del vino siciliano. La competizione internazionale infatti è talmente impegnativa che mettere insieme le forze ha dato alla Sicilia del vino più appeal e credibilità.

Il frutto di una volontà ancora più ampia, di fare squadra, ha portato nel 2011 alla costituzione della Doc Sicilia e nel 2012 del suo Consorzio di Tutela che promuove la denominazione e ne fa rispettare le regole.

I risultati sono molto positivi ed in costante crescita: nel 2018 le aziende che hanno imbottigliato vini Doc Sicilia sono state 350 contro le 126 del 2017; 80 milioni di bottiglie prodotte nel 2018 contro i 29 milioni dell’anno precedente (+173%) con un exploit eccezionale relativo a Nero d’Avola e Grillo sui quali il Consorzio ha focalizzato gli sforzi promozionali.

Un risultato, quello della Doc Sicilia, che ha trainato anche le altre 22 Doc territoriali della regione e le Igt che tutte insieme hanno raggiunto i 235 milioni di bottiglie prodotte, 5 milioni in più dell’anno precedente.

Sarò un po’ di parte, considerato che il presidente del Consorzio è mio fratello Antonio, ma davvero sono convinta che l’esempio della Doc Sicilia sia illuminante.

La comunicazione del brand Sicilia se ne è giovata enormemente grazie ad attività concentrate sui principali mercati: Stati Uniti dal 2014, Germania e Italia dal 2017. In USA si è puntato sui social media e la stampa di settore, in Germania sulla stampa, e in Italia su TV e Radio. Attività di comunicazione che si sono aggiunte ai tanti eventi attraverso i quali consumatori e operatori hanno avuto modo apprezzare non solo i vini Doc Sicilia, ma anche il nostro territorio con ricadute positive sull’immagine di altri settori.

Puntare alla qualità, fare squadra, fare comunicazione, vogliono dire fare mercato e creare valore.

Le performance del vino siciliano sono quindi molto incoraggianti e dimostrano che – sebbene lentamente – una quota sempre maggiore di uva viene trasformata e va in bottiglia in Sicilia, circa il 40% dell’intera produzione; vuol dire che rispetto al totale del nostro “vigneto”, abbiamo ancora molta produzione da portare in bottiglia e se vogliamo pensare in positivo, proprio questa è una prospettiva che ci offre ancora grandi opportunità di crescita economica ed occupazionale.

Questa è la sfida dei prossimi anni: creare sempre più valore, anche lungo la filiera: far crescere il reddito delle aziende e dei viticultori, offrire concrete prospettive alle nuove generazioni, mantenere l’attaccamento alla terra e preservare il paesaggio attraverso una viticoltura sempre più sostenibile.

I punti di forza che ci rendono consapevoli e pronti ad affrontare questa sfida sono ancora tanti. In Sicilia abbiamo molte aziende del vino che hanno un assetto familiare e questo garantisce il perseguimento di politiche di medio-lungo periodo di cui l’agricoltura di qualità ha bisogno.

Molte di queste aziende familiari hanno positivamente affrontato il passaggio generazionale e dato responsabilità alle donne. Oggi la Sicilia del vino di qualità è giovane e si tinge di rosa più di molte altre regioni italiane.

Il mondo delle istituzioni pubbliche e del vino di qualità in Sicilia

Anche il pubblico – salvo alcune defaillances – ha complessivamente dato il suo contributo all’affermazione del vino siciliano; l’Istituto Regionale Vite e Vino che illo tempore ha promosso la collettiva dei produttori siciliani al Vinitaly; l’Assessorato Regionale Agricoltura, tra le altre cose per le ricerche in favore della valorizzazione delle varietà autoctone.

Nel campo della formazione degli operatori del vino siciliano, occorre riconoscere anche l’importanza del corso di Laurea in Viticoltura ed enologia che ha proprio sede in questo polo di Trapani, coordinato dal Professore Di Lorenzo instancabile animatore scientifico e culturale. Così come al Master MASV per i manager del settore vitivinicolo coordinato dal Professore Torcivia dalle cui fila in 14 anni sono emersi numerosi giovani professionisti e che – da studioso – ha anche mantenuto l’impegno nel tempo di raccogliere una notevole quantità di dati e analisi sul nostro settore in Sicilia con il suo Osservatorio.

E il tema della formazione mi dà lo spunto per ribadire quanto il “sapere”, la cultura, possano davvero fare la differenza perché ci danno gli strumenti per interpretare al meglio i valori offerti della nostra terra. Sta a ciascuno di noi, avere la capacità di leggere il territorio e di esprimerne i valori più avanzati. Perché se pensiamo di competere sulla leva del prezzo, ci sarà sempre qualcuno che venderà i vini a qualche centesimo meno di noi e non avremo mai fidelizzato il consumatore, se invece proponiamo vini dalla personalità unica sapremo regalare emozioni memorabili quindi difficilmente sostituibili.

Penso all’unicità dei vini dell’Etna che racchiudono l’energia del vulcano, l’aromaticità dei vini delle piccole isole, le Eolie, Pantelleria, esempi di viticoltura eroica, penso alla solarità dei vini della fascia costiera, dove la vigna sembra tuffarsi nel mare, o alla personalità dei vini delle colline del centro della Sicilia.

L’unicità dei vini e l’unicità dei paesaggi agricoli fanno della Sicilia una tra le più interessanti regioni vitivinicole del mondo.

Persone, visione, diversità, fare squadra e comunicazione, imprese familiari, giovani, donne, formazione qualificata, cultura, unicità: sono tanti i tasselli che compongono lo straordinario mosaico che è il vino siciliano e che costituiscono i punti di forza per la creazione di valore.

Ma veniamo ai giovani. Che suggerimenti potrei dare ai nostri studenti? Per aiutarli ad individuare percorsi di crescita personale?

SICILIA, GIOVANI, LAVORO

La difficoltà di trovare lavoro, in Sicilia, è un dato oggettivo.

Ogni anno 25.000 siciliani lasciano l’isola per realizzare le proprie legittime aspirazioni; circa 750.000 sono oggi i siciliani che vivono all’estero, il 15% dell’intera popolazione dell’isola.

Viviamo in un contesto difficile, ma ognuno di noi deve concentrarsi sulle proprie capacità e possibilità di riuscire in qualcosa.

Cosa abbiamo fatto o stiamo facendo per meritarci – oggi o nel prossimo futuro – un nostro spazio nel mondo del lavoro?

Dobbiamo pensare di poter costruire il nostro futuro. Homo faber fortunae suae dicevano i latini, l’uomo è l’artefice del proprio destino. Il nostro futuro si costruisce sullo studio, e sul sacrificio si costruisce il merito e sul merito le chances di lavoro.

E per chi lavora, l’innovazione, la formazione continua,

Questa è l’unica e forse ovvia verità che mi sento di predicare.

GIOVANI LAVORO E GLOBALIZZAZIONE

Secondo uno studio del World Economic Forum: il 65% dei bambini che oggi vanno a scuola, una volta diplomati o laureati, svolgeranno dei lavori che ad oggi ancora non esistono, ma che possiamo provare ad immaginare.

Scrive Milena Gabbanelli sul Corriere della Sera: “Tre sono i processi che maggiormente influiranno sul cambiamento del lavoro e che potranno generare nuove opportunità di lavoro nei prossimi anni: la tecnologia ed internet, l’invecchiamento della popolazione, il riscaldamento globale.

  • Crescerà l’automazione che sostituisce il lavoro manuale dell’uomo, ma al tempo stesso crescerà l’importanza dei big data e della capacità di indagarli ed utilizzarli, così come quello della programmazione, per non parlare del sempre più vasto uso dei social media.
  • La popolazione italiana diventa sempre più vecchia per effetto di un tasso di natalità che è il più basso del mondo insieme a quello del Giappone. Dal punto di vista dei conti pubblici ed in particolare di quelli previdenziali, si rischia uno grave squilibrio. Mentre dal punto di vista occupazionale, serviranno sempre più persone disponibili ad occuparsi dei più anziani.
  • Il futuro del pianeta è messo a rischio dal riscaldamento globale che ci costringe a pensare ad un’economia a basse emissioni, un’economia più verde che sappia sostenere l’adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici e che genererà nuovi posti di lavoro in tutti i settori economici. I lavori verdi (green jobs) sono quelli che i impegnano per minimizzare sprechi e inquinamento, ridurre l’impatto ambientale delle imprese migliorandone l’efficienza energetica.

Formazione, aggiornamento e riqualificazione continua del capitale umano, conversione delle competenze obsolete in competenze innovative.

Siamo tutti, imprenditori, docenti, studenti, semplici cittadini, felicemente e perennemente condannati ad acquisire nuove conoscenze. Come essere mentalmente aperti ad una formazione continua? Coltivando la curiosità e la flessibilità.

Agricoltura e turismo nel nostro futuro

Di certo l’agricoltura, l’agro-alimentare ed il vino in particolare, in Sicilia ci riservano molte opportunità anche nel futuro. Il mio pensiero non scaturisce da un romantico inno alla nostra terra, ma da una ragionevole fiducia nella possibilità per molti giovani di realizzare i propri talenti in questo ambito. Così come quello del turismo e sono contenta di dirlo qui dove si tiene il corso triennale di Scienze del Turismo.

Studiate tanto, fate esperienze anche in altri paesi; io stessa ho passato 7 anni lontana dalla Sicilia, per studio e lavoro, e poi sono tornata! Siate curiosi e flessibili, imparate le lingue, apritevi all’informatica e al web in generale.

Parlo anche a chi ha scelto un percorso giuridico come tanti studenti di questo polo. Chiedetevi cosa di unico e speciale potete proporre, e provateci, con la testa e con il cuore. E se vivrete delle delusioni e farete degli errori, chiamatela esperienza e fatene tesoro e soprattutto, quando agite fatelo anche nell’interesse generale così facendo le nostre azioni potranno generare sempre maggiore valore per la nostra società.

Josè Rallo

 

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