Mamme fuori

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mamme fuori

Avremmo potuto scegliere una rubrica che raccontasse di quanto sono dolci le mamme che stringono fra le braccia i loro bimbi, intonando tenere ninna nanne e immaginando il loro futuro insieme. Sarebbe stato molto poetico. Invece no.

Abbiamo scelto invece di raccontare delle “Mamme fuori”.

Per dare l’idea che noi siamo mamme dentro, ma anche e soprattutto fuori. Quando cerchiamo di nascondere il rivoletto di latte sulla spalla sinistra, per esempio, proprio lì dove il nostro “scricciolino amore di mamma dududu dadada” ha felicemente deciso di rigurgitare 120 ml di latte artificiale per neonati, misto a saliva puzzolente e vitamina d.

E siamo “mamme fuori” quando accompagniamo i nostri bimbi a scuola e speriamo con tutte le nostre forze di non incontrare nessuno di nostra conoscenza, durante il tragitto, che si accorga del nostro pessimo stato, con i capelli arruffati per la fretta e il mascara sbavato sugli occhi e il rossetto messo durante l’attesa al passaggio livello, quando siamo estremamente in ritardo e il treno non passa più.

Vogliamo raccontarvi, allora, delle “mamme fuori”.  Fuori di testa, fuori strada, fuori legge, fuor di sè (quello soprattutto), fuori tempo massimo.

Vogliamo parlarvi delle mamme fuori dal tunnel. Quelle un po’ come noi. “Fuori come un balcone”.

Ma soprattutto, indubbiamente e senza esitazioni, abbiamo scelto “mamme fuori” per una, indimenticabile, famosissima, epica scena (rullo di tamburi) tratta da Ragazzi Fuori. Quella del gelato, per intenderci. Quella del dialogo fra un papà e il suo figlioletto:

“Se state buoni, dopo il mare vi compro pure il gelato. Tu come lo vuoi, al cioccolato?”

“No.”

“Alla nocciola?”

“No.”

“Alla fragola?”

“No.”

“Allora si può sapere come minchia lo vuoi questo gelato?”

“Ca panna!”

Ecco. Noi siamo le “mamme fuori” del gelato con la panna. Quelle stanche, che vanno di fretta e arrivano in ritardo dappertutto, quelle si sforzano di fare bene ma c’è sempre qualcosa che non quadra, quelle che ce la mettono tutta anche quando non hanno più la forza o la pazienza o la voglia. Quelle che portano i figli a prendere il gelato e maledicono quel preciso, puntuale, millesimale istante in cui hanno pensato che un gelato al bar potesse essere davvero una buona e felice idea. Come nelle favole.

Eccoci. E’ delle “mamme fuori” che vogliamo raccontarvi. A volte sembriamo imbruttite, arrabbiate, impazzite. Forse sembriamo “mamme fuori dal comune”. Eppure, vi assicuriamo di essere più normali, più numerose, più ordinarie di quello che pensate.

Siamo semplicemente mamme. Senza peli sulla lingua, ma ogni tanto, di nascosto, sotto i collant neri, anche con i peli sulle gambe.

Siamo qui e sentirete parlare di noi!

 

Michela Albertini

 

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