Non diffamò Gaspare Allegra: il Tribunale di Palermo assolve il giornalista Rino Giacalone

redazione

Non diffamò Gaspare Allegra: il Tribunale di Palermo assolve il giornalista Rino Giacalone

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mercoledì 09 Ottobre 2019 - 12:53

“Il fatto non costituisce reato”. Con questa formula, la terza sezione penale del Tribunale di Palermo ha assolto il giornalista trapanese Rino Giacalone – difeso dallo studio legale dell’avvocato Marcello Montalbano – dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa.

Il castelvetranese Gaspare Allegra aveva sporto querela e chiesto un risarcimento di 50mila euro a seguito della pubblicazione nel mensile “S” di un articolo in cui Giacalone raccontava dei funerali di Paolo Forte, uomo legato al latitante Messina Denaro, svoltisi a dicembre del 2012 nella Cattedrale di Mazara del Vallo, e della presenza alle esequie dello stesso Allegra, nipote di Matteo Messina Denaro, oltre che di numerosi altri soggetti, anche politici e amministratori, alcuni dei quali tratti poco dopo in arresto, nell’ambito dell’Operazione “Mandamento” condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani e dei Ros.
Secondo quanto lamentato nella denuncia, Giacalone aveva offeso l’onore e la reputazione dell’Allegra perché nell’articolo non solo si dava conto della presenza del querelante al funerale ma, addirittura, si giungeva ad affermare che «Non c’era Matteo Messina Denaro a quel funerale, ma i rappresentanti della “famiglia” c’erano. Uno in particolare: Gaspare Allegra, 28 anni, il nipote del latitante figlio di Rosario Allegra e Bice Messina Denaro, si presentò per ultimo dai familiari di Forte. Prima di lui altri “eccellenti” avevano portato le loro condoglianze». Al termine del processo il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione del giornalista.
Gli avvocati Marcello Montalbano e Claudio Livecchi, del foro di Palermo, a difesa del giornalista, hanno invocato la sussistenza di un diritto e al tempo stesso dovere di cronaca del giornalista rispetto a fatti la cui conoscenza da parte dei cittadini è necessaria per il loro rilevo pubblico. I legali hanno sostenuto il “diritto all’informazione” che è maggiormente corretto quando viene condotto nel rispetto delle norme, anche di quelle deontologiche, avendo nel caso specifico Giacalone riferito del contenuto di una informativa-relazione di servizio dei Carabinieri, notizia dunque sostenuta da un preciso riscontro. “Ringrazio – ha commentato Giacalone – i miei legali per l’appassionato impegno e appassionata arringa nel procedimento che mi ha visto imputato. Ritengo che la difesa esercitata non ha riguardato solo me, ma credo tutti quei giornalisti che carte alla mano raccontano ai lettori i fatti come si sono svolti. Una difesa che risalta l’ottimo lavoro svolto negli anni dai giornalisti del mensile di inchiesta S, i cui cronisti spesso sono bersaglio di minacce e querele. Purtroppo nel nostro Paese c’è chi insiste a voler mettere il bavaglio ai giornalisti, utilizzando il sistema delle querele e non solo quello. La mia linea – conclude Giacalone – resta quella legata all’articolo 21 della Costituzione e poi al pensiero del compianto Walter Tobagi, e cioè quando un giornalista ha una notizia di rilevanza pubblica, riscontrata, la deve scrivere perchè solo così si esercita il diritto/dovere ad informare. Fai quel che devi accada ciò che può, come amava spesso dirci l’indimenticato Roberto Morrione”.

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