Per la Giornata mondiale dell’onocentauro

In Apertura, Punto Itaca
Calendario

Quando saranno occupati tutti i trecentosessantacinque giorni del calendario gregoriano, mi chiedo con la dovuta preoccupazione come faremo a celebrare la Giornata internazionale dell’onocentauro o a ricordare in tutto il mondo le vittime degli errori di bucato. Da qualche tempo a questa parte, infatti, non c’è giornata che non sia mondiale o internazionale (gli aggettivi si equivalgono): una Giornata in cui non ci sia da celebrare, commemorare, ricordare, festeggiare Qualcosa o Qualcuno. Tanto che con questo susseguirsi in progress di Giornate mondiali per definizione, le nostre povere ricorrenze nazionali, come il 25 aprile o il 2 giugno, ci appaiono sempre più roba da provinciali: celebrazioni di seconda scelta, appuntamenti territoriali, date alla fine poco memorabili.

Esiste un sito che censisce – mese per mese, giorno per giorno – tutte le giornate mondiali. Ce ne sono per tutti gli usi e costumi. In media, c’è una giornata mondiale ogni tre giorni. E il calendario è in costante aggiornamento. Pare che il 14 marzo, per esempio, si celebri il Blow Job Day, ovvero la Giornata del sesso orale. Sui social sembrerebbero in pochi a ricordarsene, ma ogni anno la notizia è sulla bocca di tutti. Mentre la data del 31 luglio da quattro anni ospita la Giornata dell’orgasmo: più che una ricorrenza sembra una vera e propria iattura, dal momento che si celebra una volta all’anno, anche se è pur sempre la madre di tutte le giornate internazionali. Soltanto per il periodo compreso tra giugno e agosto, se ne contano una cinquantina: dalla Giornata del vento a quella delle emoji, della giocoleria e delle giraffe. C’è persino una Giornata mondiale del cane in ufficio (Take Your Dog to Work Day), che si celebra ogni ultimo venerdì del mese di giugno, istituita negli anni ’90 nel Regno Unito, per promuovere la presenza di animali domestici nei luoghi di lavoro. Per fortuna a nessun animalista confuso è ancora venuto in mente di istituire una Giornata internazionale del topo d’appartamento.

Comincio ad avvertire un po’ di nostalgia – lo confesso – per quelle sane giornate, anonime e feriali, di una volta: quelle giornate minuscole e smemorate, con tutto il loro antico grigiore stanziale, senza pretese e senza connessioni di sorta, durante le quali non si correva il rischio di dimenticare una ricorrenza imprescindibile come la Giornata mondiale del sesso di gruppo o la Festa intercontinentale della zia nubile.

L’aspetto più deprimente di questo sovraffollamento di ricorrenze e pseudocelebrazioni è che le giornate internazionali propriamente dette sono una cosa molto più seria del rito coatto, approssimativo e conformista in cui le hanno imprigionate sia una certa retorica 2.0 che la prassi isterica dei social network. Istituite e promosse dalle Nazioni Unite, dall’Unesco o dall’Oms, le giornate internazionali sono nate per richiamare l’attenzione e sensibilizzare la popolazione mondiale su temi e questioni di interesse pubblico. Da quando invece è sufficiente un hashtag per tenere a battesimo e rendere virale qualsivoglia causa, le ricorrenze hanno una natura puramente commerciale, e sono diventate soprattutto un business, un’operazione di marketing per promuovere un prodotto, per assecondare una moda o una tendenza. E così, la Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids e la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale finiscono per essere equiparate tout court alla Giornata del gatto o a quelle per la pace dei sensi e del brodino di pollo senza glutammato monosodico.

Forse è arrivato il momento di prendersi una giornata libera dalle giornate internazionali. O prima o poi saremo costretti a istituire una Giornata internazionale per l’abolizione delle giornate internazionali.

Francesco Vinci

 

 

 

 

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