Piera Aiello: “Hanno tentato di affossarmi”

In Apertura, Politica
Piera Aiello

La deputata eletta nel collegio di Marsala: “Ero pronta a dimettermi, ma il Movimento mi ha detto di no”

Testimone di giustizia ed eletta nel marzo del 2018 alla Camera dei deputati con il Movimento Cinquestelle, Piera Aiello non è più indagata per falso ideologico in atto pubblico, un’accusa pesante che l’ha costretta a difendersi per proteggere il “suo buon nome” di donna simbolo dell’antimafia partannese. Il gip del Tribunale di Sciacca, Antonino Cucinella, ha accolto la richiesta presentata dal pm Marrone e il procedimento contro la deputata pentastellata è stato archiviato. L’esposto contro Piera Aiello era stato presentato alla procura di Sciacca da Tiziana Pugliesi, l’avvocato alcamese candidata del centrodestra alla Camera, avversaria nel collegio trapanese alle elezioni del 4 marzo 2018 in cui però vinse Piera Aiello. Secondo la Pugliesi, Piera Aiello, avrebbe falsificato il certificato di iscrizione nelle liste elettorali di Partanna nelle quali era presente con un altro nome in quanto testimone di giustizia. Nei guai era finito pure l’impiegato Rosario Sanfilippo che aveva rilasciato il certificato che ne attestava l’iscrizione nelle liste elettorali. Nel 1991 Piera Aiello venne sottoposta al regime di protezione insieme alla sua famiglia per sfuggire alla vendetta mafiosa. Anche Sanfilippo, è stato prosciolto dalle accuse e non più indagato.

Onorevole Piera Aiello, tutto è bene quel che finisce bene oppure tanto rumore per nulla?

E’ stata una cosa meramente politica. Chi è stata battuta da me alle elezioni con il doppio dei voti, non ha digerito la sconfitta. Chi voleva mettersi in mostra vincendo le elezioni, voleva anche far passare me come la più brutta dei mafiosi. Per fortuna non è stata questa la volontà di quelli che poi hanno votato.

Lei ha davvero falsificato i documenti per candidarsi?

Ma quando mai. Io ho sempre avuto tutti e due i nomi. Li ho sempre usati entrambi. Mi è stato sempre concesso. Io ho aperto un conto in banca durante il periodo che avevo entrambi i nomi e ho aperto anche l’associazione “Testimoni di Giustizia” in questo modo e mi sono registrata con il nome Piera Aiello. Non è una novità.

Come mai glielo hanno permesso?

Perché io non ho mai fatto un uso sconsiderato di questo documento. Lo facevo proprio in virtù di non essere disvelata con le nuove generalità. Se dunque mi era stato concesso per tutte le altre cose, per me era ovvio che mi fosse concesso pure per candidarmi.

Cosa ha provato dunque quando la vicenda è venuta fuori sui giornali?

Quello che hanno scritto non è stato equilibrato. A me non è stato concesso lo stesso spazio. E anche adesso che sono le accuse sono state archiviate, non è stato dato lo stesso risalto di quando ero accusata e indagata. Non capisco questo accanimento su qualcosa che non c’è. Chi ha tentato di affossarmi cammina a braccetto con il pensiero dei mafiosi. A parte il fatto che non avrei potuto candidarmi con l’altro nome perché avrei svelato l’indirizzo e messo in pericolo la mia famiglia. Quanto è dura e difficile la vita del testimone di giustizia?

Chi non sta in un regime di protezione non potrà mai capire cosa significa. Non potrà mai capire cosa significa anche morire con il proprio nome sulla tomba. Io voglio morire con il nome che mi ha dato mio padre. Non si vive solo di soldi e di fama, si vive anche di queste cose. Se non fossi venuta allo scoperto, sarei morta senza il mio vero nome.

Avanti tutta allora e sempre con il Movimento Cinquestelle?

Sì, assolutamente. Io grazie a loro sono tornata ad essere Piera Aiello. Qualsiasi sarà il futuro del Movimento, io sarò sempre fedele a questi ragazzi.

Cosa pensa stia accadendo al Movimento, onorevole?

Al Movimento possiamo dire tutto, che magari non c’è esperienza e competenza ma su una cosa non si discute: ci sono persone oneste. Nel momento in cui qualcuno si è comportato male, è stato cacciato.

Con lei come è andata?

Quando io ho detto che ero pronta a dimettermi, mi hanno risposto che non ero stata condannata e che potevo restare.

Lei è d’accordo con la volontà espressa nella Piattaforma Rousseau?

Noi siamo partiti in questo modo e con queste regole e per me deve essere sempre così. Lei fa parte della Commissione Giustizia.

Di quali provvedimenti si è fatta promotrice?

Io ho fatto 2 leggi, una sui testimoni e collaboratori di giustizia e una sugli imprenditori vittime del racket e dell’usura bancaria. La prima è già in Commissione Giustizia ed è in discussione e la seconda lo sarà all’anno nuovo.

Cosa prevedono queste sue proposte di legge?

Una riforma delle leggi che riguardano specialmente i testimoni di giustizia. C’erano molte cose che non andavano e ho cercato di aggiustarle, valorizzando anche la famiglia dei testimoni e dei collaboratori. Spesso si tende a mettere da parte la famiglia che invece soffre più degli stessi testimoni.

Lei chi appoggerà alle prossime amministrative di Marsala?

Appoggerò qualsiasi sindaco che il Movimento riterrà opportuno candidare nel rispetto delle regole e degli ideali dello stesso Movimento.

Un ricordo di Paolo Borsellino.

Per me è stato un padre, un fratello, la spalla dove ho pianto. Mi sento, nonostante tutto, una donna fortunata.

Lei è stata inserita dalla BBC fra le donne 100 donne più influenti al mondo. Cosa ha provato?

Dapprima ho provato stupore. Poi mi sono sentita onorata e se questo mi può portare, ancora di più, quel percorso che già mi sono messa in testa, che ben venga. Per me sarà un input in più per non fermarmi.

Onorevole, torna mai a Partanna?

Ogni tanto. Vado a trovare al cimitero Rita e mia nonna. Ci vado, sì.

Tiziana Sferruggia

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