No al ddl Pillon, il Centro Antiviolenza “La Casa di Venere” di Marsala alla manifestazione di Palermo

In Associazioni, Iniziative, Marsala

Saranno presenti alla manifestazione contro il Decreto Pillon a Palermo, le volontarie del Centro Antiviolenza “La Casa di Venere” di Marsala. La protesta inizierà da Piazza Croci sabato pomeriggio nel capoluogo siciliano e contemporaneamente in diverse città italiane per dire “no” al ddl proposto dal senatore leghista Pillon, sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori, che, “… ci porta indietro di 50 anni e intende trasformare le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso ad ostacoli che, di fatto, crea maggiori contrasti imponendo regole che stravolgerebbero la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare”.

L’iniziativa legislativa mira, infatti, a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione definita da diverse parti “inaccettabile dell’autonomia personale degli individui. “Protestiamo anche noi per dire no alla mediazione obbligatoria e a pagamento delle parti in caso di separazione perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria – affermano dalla “Casa di Venere” assieme a tutti i cittadini che scenderanno in piazza e a chi si oppone con forza al decreto -. Inoltre tale obbligo viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mettendo in pericolo le donne che fuggono da un partner violento”.

Ma i “no” sono anche per l’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori affinchè non diventino oggetti da spostare a proprio piacere; “no” al mantenimento diretto perché cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di garantire al figlio pari tenore di vita; “no” al Piano Genitoriale perchè non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli sin da piccolissimi; “no”, ancora, all’introduzione del concetto di “alienazione parentale” che in giustizia ancora ha lati ambigui. Ma a pagarne le spese sono ancora una volta i figli minori che, potrebbero trovarsi a vivere con il genitore che invece rifiutano.

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