Processo per voto di scambio ad Alcamo, al via l’arringa della difesa

In Alcamo, Apertura, Giudiziaria
tribunale

Nel corso dell’udienza di ieri mattina, presso il tribunale di Trapani, è stato l’avvocato Vincenzo Abate, legale di Giovanni Renda e Leonardo Vicari, ad esporre per primo il suo discorso. I suoi due assistiti sono coimputati nel procedimento giudiziario a carico dell’ex senatore della Repubblica, Antonino Papania, e del suo braccio destro, Massimiliano Ciccia. Sono accusati di corruzione elettorale relativamente alle elezioni amministrative del 2012.

Ha preso inizio, nella tarda mattinata di ieri, presso il Tribunale di Trapani, la fase del processo per voto di scambio, alle elezioni amministrative del 2012 ad Alcamo, riservata agli avvocati difensori. Dunque, davanti al giudice, il dottore Franco Messina, dopo la requisitoria del pubblico ministero, Franco Belvisi, e le conclusioni delle parti civili, si è svolta l’arringa della difesa di due degli otto imputati del procedimento giudiziario: l’ex parlamentare del PD, Antonino Papania, il suo braccio destro, Massimiliano Ciccia, Leonardo (padre) e Giuseppe (figlio) De Blasi, Filippo Di Gaetano, Davide Picciché, Leonardo Vicari e Giovanni Renda. È stato proprio il legale di questi ultimi due soggetti, l’avvocato Vincenzo Abate, a prendere la parola nel corso dell’udienza dedicata alla discussione della difesa, per l’appunto. Secondo il legale “La requisitoria del pubblico ministero si è fondata esclusivamente sulle chiacchere all’interno di una macchina”. Le chiacchere, a cui si è riferito l’avvocato, sono le conversazioni svoltesi su un veicolo tra i due De Blasi, il Vicari e il Renda, captate dagli inquirenti a seguito di un’altra inchiesta della magistratura trapanese, denominata “Bomba carta”, avente ad oggetto l’attentato incendiario, nel 2012, ai danni della segreteria politica, sita in via Roma ad Alcamo, dell’ex parlamentare del Partito Democratico. Nel corso di quell’attività investigativa venivano, infatti, intercettati diversi dialoghi dei quattro soggetti succitati. I De Blasi, il Vicari e il Renda erano, dunque, soliti frequentare, con cadenza settimanale, la suddetta segreteria politica dell’allora senatore Antonino Papania, al quale richiedevano anche diverse somme di danaro. Ma le conversazioni captate dai carabinieri della Compagnia di Alcamo avevano, inoltre, ad oggetto la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale e dell’amministrazione alcamese di sei anni fa. A fronteggiarsi al ballottaggio per la guida della città, erano i candidati a sindaco Sebastiano Bonventre (appoggiato dall’allora senatore Papania) del centro-sinistra, e Niclo Solina (parte civile nel processo in corso), della lista civica Abc.

Secondo l’accusa, come ricordato dall’avvocato Abate, i suoi assistiti Giovanni Renda e Giuseppe Vicari, si sarebbero prodigati nella raccolta dei voti a sostegno del primo dei due candidati a sindaco, e avrebbero promesso 50 euro ad alcuni elettori. Inoltre, loro stessi sarebbero stati oggetto di una promessa da parte dell’allora senatore Papania: un posto di lavoro presso la ditta che si occupava ad Alcamo della raccolta dei rifiuti, l’Aimeri ambiente (oggi Energetikambiente). Il candidato sindaco Boventre vincerà quelle elezioni per soli 39 voti. Però, per il legale, la tesi della magistratura trapanese non si fonderebbe su prove certe. Richiamando una sentenza della Cassazione sul reato previsto dall’articolo 86 del dpr 1960, l’avvocato Vincenzo Abate ha affermato “La pubblica accusa avrebbe dovuto qui, in quest’aula, dimostrare, per quanto riguarda la prima caratterizzazione, l’esistenza di una promessa. I miei due assistiti hanno promesso qualcosa e la pubblica accusa avrebbe dovuto dimostrarlo: a chi e che cosa? E, sotto il secondo profilo, avrebbe dovuto dimostrare la prova dell’accettazione di una promessa corruttiva, in qual caso proveniente da parte del senatore Papania. Noi riteniamo che questa prova non sia stata fatta per nessuna delle due fattispecie”. Successivamente, l’avvocato Abate ha messo in risalto davanti al giudice Messina l’interrogatorio di uno dei principali testimoni, ossia l’allora tenente dei carabinieri Danilo Ferella, responsabile delle indagini che hanno condotto al processo in corso, e che dimostrerebbe, a suo dire, che non sono stati fatti i riscontri dovuti. “L’architrave su cui si basano tutte le indagini della procura della Repubblica, dinanzi a questo tribunale, è posto davanti alla domanda principe di questo processo: ok, sulla macchina ne hanno parlato (della promessa dei voti ndr), ma l’hanno fatto o non l’hanno fatto? C’è la prova che sono scesi da quell’auto e sono andati da Tizio o da Caio, non a dare, ma almeno a promettere 50 euro? La risposta che lei troverà negli atti di questo processo è: non è stato accertato”. Poi, relativamente al suo assistito Giovanni Renda, l’avvocato Vincenzo Abate ha affermato “Viene oggi qui chiamato a rispondere di questo reato pur non essendo nemmeno presente quando si discuteva di ciò all’interno del veicolo”. Nell’argomentare le sue conclusioni, poi, il legale ha dichiarato: “Una cosa è certa, la procura della Repubblica di Trapani non è riuscita a dimostrare quello che il processo si prefiggeva: né la corruzione e né l’aver corrotto da parte dei soggetti imputati. Non può essere demandato alla difesa quello che è un onere dell’accusa”. Infine, l’avvocato Abate ha chiesto al giudice Franco Messina l’assoluzione di entrambi gli assistiti per non aver commesso il fatto, aggiungendo che il fatto non costituisce reato.

La prossima udienza si terrà l’8 gennaio del 2019.

Linda Ferrara

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