Processo Perricone, udienza rinviata a fine febbraio

In Alcamo, Apertura, Giudiziaria
Tribunale-Trapani

Saranno sentiti il 27 del mese prossimo, davanti al collegio giudicante del tribunale di Trapani, Marianna Cottone e Emanuele Asta, imputati nel procedimento giudiziario scaturito dall’inchiesta della magistratura del 2016 e denominata “Affari Sporchi”.

È slittata al 27 febbraio prossimo l’udienza del processo a carico dell’ex vicesindaco di Alcamo, Pasquale Perricone, la cugina Maria Lucia Perricone, i sodali Marianna Cottone ed Emanuele Asta, nato a seguito dell’inchiesta “Affari Sporchi” del 2016 e condotta dai pubblici ministeri, la dottoressa Rossana Penna e il dottore Marco Verzera, della procura di Trapani. Gli imputati sono accusati di vari reati, tra cui: associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e della UE, falso, corruzione.

Ieri mattina, dovevano essere ascoltati davanti al collegio dei giudici, presieduto dal dottore Enzo Agate, coadiuvato dalla dottoressa Chiara Badalucco e dalla dottoressa Roberta Nodari, due degli imputati, Marianna Cottone ed Emanuele Asta, ma a causa dell’assenza del presidente Agate, degli avvocati difensori e dei legali delle parti civili, l’esame è stato rinviato. Marianna Cottone è imputata nel processo perché ritenuta dai pubblici ministeri prestanome dello storico esponente del PSI alcamese, Pasquale Perricone, per l’appunto. Secondo l’accusa, la Cottone si sarebbe prestata a rivestire la carica di amministratrice della società consortile Promosud, con sede in via Goldoni ad Alcamo, nonché quella di socia e vicepresidente delle società Work in Progress, creando un sistema fittizio di fatturazioni “infragruppo” di società tutte riconducibili all’ex vicesindaco. In particolare, per i pubblici ministeri, l’attività svolta dalla Cottone aveva come oggetto la presentazione di progetti nel settore della formazione e apprendistato professionalizzante, necessari per poter accedere ai finanziamenti del  FSE (Fondo Sociale Europeo) e della Regione Sicilia. Per la magistratura trapanese, inoltre, Marianna Cottone avrebbe assunto degli incarichi fittizi di docenza, tutoraggio, coordinatrice, così come il ruolo di allieva nei corsi professionalizzanti. Insieme a Pasquale Perricone, Vitalba Palmeri e Francesca Cruciata, avrebbe invece predisposto la falsa documentazione necessaria alla rendicontazione finale di tali corsi, come quello de “Il lavoro del fabbro in ferro”. Nello specifico, per detto corso-progetto, rientrante nell’avviso pubblico 1/2009, è stato conseguito un profitto di 288.887,43 euro. La Cottone, inoltre, avrebbe curato in via preventiva i rapporti con alcuni funzionari dell’Assessorato alla formazione, competente nell’ambito dei finanziamenti europei e regionali, rappresentando agli stessi i rilievi ispettivi effettuati dalla società incaricata dalla Regione, la Deloitte & Touche Spa, per verificare la regolarità contabile dei progetti finanziati dalla stessa istituzione. Marianna Cottone avrebbe poi redatto, secondo i pm, documenti contabili falsi, prodotto fraudolente dichiarazioni e false fatture per operazioni inesistenti, oltre ad essere intestataria di carte di credito, delle quali avrebbe avuto disponibilità anche Pasquale Perricone.

Emanuele Asta, invece, funzionario del centro dell’impiego di Alcamo è imputato per avere partecipato, secondo la procura, al programma delittuoso architettato dall’associazione criminale, mettendo a disposizione degli interessi di questa i poteri inerenti il proprio ufficio. Per la procura, il pubblico ufficiale si sarebbe impegnato, nei confronti dello storico esponente del PSI alcamese e della legale rappresentante della Promosud, a contattare il proprio omologo del Comune di Partinico affinché quest’ultimo soprassedesse sui controlli relativi ai corsi di apprendistato presso il Comune di San Giuseppe Jato, gestiti dalla società consortile alcamese, senza preventivamente avvisarlo, in modo tale da potere allertare a sua volta il Perricone e la Cottone. In più, secondo i pubblici ministeri, avrebbe suggerito agli stessi come aggirare le norme dietro la promessa di incarichi in favore di alcuni suoi familiari. Nello specifico, Emanuele Asta avrebbe redatto verbali di ispezioni presso la Promosud e la Dafne Consulting (altra cooperativa facente parte delle società riconducibili a Perricone sempre con sede in via Goldoni), ideologicamente falsi, nei quali si attestava l’avvenuto controllo eseguito nel 2015, e la regolare tenuta dei corsi apparentemente svolti ad Alcamo, ma che, invece, per la magistratura di Trapani erano esistenti solo sulla carta e per tale motivo li ha definiti “corsi fantasma”.

Linda Ferrara

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