Spese pazze: condanne definitive a carico di Giulia Adamo e di Livio Marrocco

In Apertura, Giudiziaria, Marsala, Provincia, Regione
Adamo - Marrocco

L’ex deputata regionale Giulia Adamo e il suo ex collega alla Regione Livio Marrocco devono pagare rispettivamente 165 mila e 49 mila euro per le famose “spese pazze”.

La Cassazione a sezioni unite (presidente Francesco Tirelli, relatore Alberto Giusti) ha stabilito che la responsabilità  “è quella propria di chi, avendo conseguito la materiale disponibilità del denaro ne abbia in qualche modo fatto un uso non accorto, contravvenendo alla corretta destinazione delle risorse gestite, in violazione dei principi generali di contabilità e delle norme disciplinanti la contribuzione pubblica ai gruppi stessi”.

Adamo e Marrocco avevano presentato ricorso avverso la decisione della Corte dei Conti che secondo loro avrebbe violato “…il principio di insindacabilità delle attività poste in essere dai deputati regionali nell’esercizio delle loro funzioni”. Ora la decisione della inammissibilità dei ricorsi presentati decisa dalla Cassazione che ha sentenziato che “…la prerogativa dell’insindacabilità non riguarda affatto l’attività materiale di gestione delle risorse finanziarie, che resta assoggettata alla ordinaria giurisdizione di responsabilità civile, penale e contabile”.

Per quanto attiene lo specifico a Giulia Adamo, furono contestate spese per l’acquisto di cravatte, carrè di seta, pernottamenti in hotel e affitto di sale convegni, spese alla bouvette dell’Ars, contributi a deputati regionali e collaboratori del gruppo parlamentare.

A Livio Marrocco invece, che ha comunque già versato versato la somma lo scorso ottobre, erano state addebitate varie tipologie di spese effettuate coi contributi erogati ai gruppi parlamentari: soldi ai singoli deputati, spese per acquisto di giornali e fumetti Diabolik, ristoranti, Ipad Apple con accessori, acquisto di  generi alimentari, abbigliamento, ottica, prodotti per la casa e per la persona, servizi di lavanderia, farmaci e parafarmaci e regali vari.

Tutte le spese secondo la Corte dei Conti erano classificate alla voce danno erariale perché fuori dai parametri istituzionali. Per quanto riguarda Giulia Adamo continua davanti alla terza sezione penale del tribunale di Palermo il processo che la vede imputata.

“Siamo alle battute finali del procedimento di primo grado – ci ha detto il suo legale Luigi Cassata -. Dal procedimento a mio avviso emerge la totale estraneità penale ai fatti contestati. La mia assistita durante il suo intervento in aula ha spiegato il motivo lecito delle spese a suo tempo sostenute. Il rigetto in Cassazione del ricorso avverso la decisione della Corte dei Conti, non ha alcun rilievo penale e non inciderà nel processo in corso. Del resto si sono esempi che si sono verificati in tempi recenti dove onorevoli condannati al risarcimento dalla Corte dei Conti, hanno visto poi la loro posizione addirittura archiviata nel procedimento penale”.

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