Scrive Fabio D’Anna su “Marsala senza il marsala. Storia di vino, di calcio e di mancanza di classe dirigente”

In Lettere

Marsala – il vino intendo – è stato celebrato recentemente  per il suo colore da parte di un’azienda che lo ha trasformato, ad uso commerciale, in “colore dell’anno”, ma non ha più un Consorzio che lo tuteli. Cioè i produttori hanno decretato platealmente ciò che covava da anni: il loro fallimento causato dall’incapacità di adottare un gioco di squadra per promuovere il vino che dovrebbe essere l’emblema non solo della città, ma, almeno, dell’intera Regione Siciliana. Si veda il caso del vino “Porto” in Portogallo, in cui un’intera nazione è impegnata quotidianamente nella diffusione culturale del suo pregiato nettare.  Nonostante l’indubbia qualità e la tutela legislativa – al tempo sbandierata ai quattro venti – i produttori marsalesi, nella più totale assenza della politica, hanno dimostrato di  non fidarsi l’uno dell’altro e di volere agire per proprio conto. Tutto nel più imbarazzante silenzio dei cosiddetti manager del settore asseritamente votati alla sua tutela e dei politici del territorio.

D’altronde, non esiste un museo del vino, non vi sono centri di degustazione gratuita e a nessun turista è spiegato cos’è il vino marsala. In compenso, nella nostra ridente città si organizza la festa della birra con tanto di grancassa mediatica e di patrocinio politico.

Il Marsala calcio non versa in condizioni migliori: tra liti interne, casse vuote e risultati deludenti, affoga nella miseria più cupa. Lo stadio si svuota e anche un’altra nobile tradizione si consuma per inettitudine dirigenziale e incapacità politica di lungo corso.

Ma, c’è una salvezza altrettanto strombazzata, da tutti attesa come Godot: l’Unesco. Sembra una barzelletta, ma ancora si riempiono pagine (on line) che non servono più nemmeno a incartare il pesce il giorno dopo, sul miraggio di vedere Marsala (o Trapani con le saline?) riconosciuta patrimonio dell’umanità.

E anche lì, grande spolvero di presunti manager alla ricerca di mediatici strapuntini. 

Marsala è, invece, una città in perenne declino, in cui la mancanza di classe dirigente, di cultura del sè e di spirito di squadra la fa apparire come una bella pupetta, di quelle che si mettevano una volta al centro del divano, con le gote rosse (di vergogna?) che giace immobile e silenziosa mentre ogni abitante scrolla le spalle e va all’apericena di turno.

Ecco perché ho scritto il Marsalese – atto secondo – in cui descrivo anche questi aspetti della vita cittadina. I marsalesi sono intervenuti numerosi fin qui nelle varie presentazioni. Ma ne dibattono? Non solo e non tanto del libro, ma degli argomenti di cui tratta, del nostro presente e del nostro futuro, o preferiscono abbozzare mentre attendono Godot senza conoscere nemmeno Beckett?

Meditate gente, meditate…

Fabio D’Anna

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