Tagli e ritagli

Vincenzo Figlioli

Marsala

Tagli e ritagli

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mercoledì 02 Ottobre 2019 - 08:04

Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati comincerà la discussione sulla norma che prevede il taglio di 345 parlamentari. Una riforma su cui attualmente sta spingendo molto il Movimento 5 Stelle, secondo una logica di risparmio sui costi della politica che mira a ridurre i danni prodotti da una lunga stagione di sprechi e privilegi. Dal 2007, anno della pubblicazione del libro “La Casta”, firmato dai giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, è andata crescendo nell’opinione pubblica la convinzione che occorresse intervenire sulla spesa pubblica, attraverso una serie di provvedimenti considerati “virtuosi”, dall’abolizione di alcuni enti pubblici (Province comprese) al taglio alla rappresentanza popolare. Effettivamente, per lungo tempo la “Casta” aveva esagerato, spremendo tutto ciò che poteva e approfittando della propria posizione per favorire carriere di amici e parenti. Tutto ciò in spregio ai sacrifici chiesti ai cittadini per risanare il debito pubblico o mettere a posto i conti. La voglia di porre un argine ai mal costumi degli anni scorsi ha fatto però perdere di vista il valore della rappresentanza popolare. Per andare più sul concreto, la proposta legislativa che sta per essere discussa a Montecitorio priverà la Sicilia di 20 deputati e 9 senatori. Di fatto, ciò avvantaggerà i grandi centri e ridurrà drasticamente le presenze provenienti dalle realtà periferiche. Così, per parlare di noi, dopo anni a lamentarci della mancata rappresentanza del nostro territorio a beneficio di altri centri del trapanese, finiremo per andare a fare anticamera a Palermo e Catania. E’ davvero la soluzione migliore per la nostra democrazia? Non sarebbe stato meglio mantenere fisso il numero di parlamentari e ridurre indennità, cumuli di cariche e assurdi benefici? Nel 2012, la decisione del governo Crocetta di cancellare le vecchie Province e sostituirli con i Liberi Consorzi fu accolta con generale favore. A distanza di 7 anni, possiamo parlare di servizi migliori, di gestioni più virtuose? Basterebbe chiedere alle popolazioni scolastiche degli istituti superiori, o a chi quotidianamente transita dalle strade provinciali…E poi, dovesse passare il taglio ai parlamentari, ci accontentiamo di pagare 345 stipendi in meno senza pretendere troppo dai 600 superstiti o cominciamo finalmente a pretendere qualità nella rappresentanza? No, perché alla fine l’impressione è che, in politica come in altri servizi pubblici, il problema risieda sempre nelle spese che si affrontano e non nel valore delle prestazioni. Il pensiero, in questi casi, va immediatamente ai Paesi Scandinavi, che possono vantare un Welfare State decisamente più completo del nostro, ma complessivamente sostenibile da un punto di vista economico. Secondo i principali osservatori, la chiave di tutto è la corruzione: da loro ce n’è poca, da noi tanta. A ben vedere, più che il numero dei parlamentari si dovrebbe dunque cambiare la mentalità della classe dirigente, eliminando le condizioni che alimentano i fenomeni corruttivi. Ma per riuscirci, occorrerà aspettare ancora tanto tempo.

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