Mazara del Vallo: il Vescovo benedice sette nuovi volontari Unitalsi

In Mazara, Religione

La sottosezione di Mazara del Vallo dell’Unitalsi si è arricchita di sette nuovi volontari. Ieri sera, in Cattedrale il Vescovo monsignor Domenico Mogavero ha presieduto la celebrazione eucaristica – concelebrata dall’assistente spirituale don Davide Chirco – durante la quale sono stati benedetti i nuovi volontari, prima di ricevere la divisa. Tra le fila dell’Unitalsi sono entrati: Angela Galetti, 18 anni, di Mazara del Vallo, studentessa al Liceo Scientifico, che ha già partecipato al pellegrinaggio a Lourdes nel 2018 e 2019; Irene Gulotta, 18 anni, studentessa al Liceo psico-pedagogico di Mazara del Vallo; Marina Palmeri, 25 anni, di Vita, operatore socio-sanitario (la sua prima volta a Lourdes è avvenuta lo scorso maggio); la sua mamma, Francesca Agate, 50 anni, operaio forestale stagionale; Antonino Marrone, 39 anni di Partanna, insegnante della Scuola dell’infanzia. Antonino ha vissuto diverse esperienze in Unitalsi e, qualche giorno fa, ha partecipato – come barelliere – al pellegrinaggio a Roma da Papa Francesco. In Unitalsi è anche entrato Francesco Gullo, 54 anni di Partanna, fioraio. Lo scorso settembre ha partecipato al pellegrinaggio a Lourdes come barelliere.

«Io ho “vissuto” per ben due volte Lourdes – racconta Angela Galetti – il suo treno e tutto ciò che si respira in quel luogo incantato, ricco di misericordia e sì, mi manca; mi manca come quando sto nuotando in un fondale e provo a risalire in superficie. Mi manca l’aria e devo risalire per poter respirare e continuare a vivere. Lourdes è quell’aria che riempie i polmoni dopo un’apnea di qualche secondo, ma in questo caso di un anno. Aspettiamo questo respiro per dodici mesi, ma, in verità, so benissimo di averlo aspettato da una vita, un respiro che me l’ha stravolta, cambiata, resa bella». Il grazie di Angela Galetti all’Unitalsi è nelle sue parole: «Ho visto un uomo dire “ti amo” alla moglie malata di Alzheimer. Ho visto un ragazzo senza gambe ballare sulla sedia a rotelle come fosse un bambino. Barelle, crisi epilettiche, pianti, sondini nasogastrici, amore, abbracci, fede, conforto, perché l’Unitalsi è vita, l’Unitalsi sa di vita. Ho imparato a rispettare ogni mio respiro, diamo tutto per scontato».

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