Voto di scambio ad Alcamo, l’ex senatore Papania assolto in Appello

In Alcamo, Apertura, Giudiziaria

La Corte d’Appello di Palermo ha assolto l’ex senatore del Partito Democratico Nino Papania dall’accusa di voto di scambio. La vicenda risale alle elezioni amministrative del 2012 ad Alcamo, che vedevano contrapposti al ballottaggio l’ex primo cittadino Sebastiano Bonventre (candidato del centrosinistra sostenuto da Papania) e l’avvocato Niclo Solina, candidato per il movimento civico Abc – Alcamo Bene Comune. Nella circostanza, la contesa elettorale si risolse con la vittoria di Bonventre con soli 39 voti di scarto rispetto al suo sfidante. Nell’ambito dell’inchiesta, fu messa sotto osservazione da parte degli inquirenti le distribuzione di pacchi alimentari durante la campagna elettorale per il ballottaggio, sospettando che potesse configurarsi il reato di voto di scambio con la possibile alterazione della regolarità dello scrutinio. Il collegio, presieduto da Maria Elena Gamberini, oltre a Papania, ha assolto anche il suo collaboratore Massimiliano Ciccia e Filippo Renda. I tre erano stati condannati in primo grado a 8 mesi di reclusione con la condizionale, dal gup di Trapani Lucia Fontana, che aveva già escluso l’ipotesi di un’associazione a delinquere tra gli imputati, tra cui figuravano anche Giuseppe Bambina e Giuseppe Galbo. Rispetto all’esito di quel processo, tenutosi con rito abbreviato, il pm Franco Belvisi aveva peraltro presentato istanza di appello, insistendo sull’aggravante dell’associazione a delinquere. Ma la prima sezione penale della Corte di Palermo ha dichiarato inammissibile il ricorso, riformando – come detto – anche gran parte della sentenza di primo grado. E’ invece stata confermata anche in Appello la condanna a sei mesi precedentemente disposta dal gup Fontana nei confronti degli altri due imputati, Giuseppe Bambina e Giuseppe Galbo. Un altro processo, con rito ordinario, si è invece concluso in primo grado nel 2018 con la condanna per Antonio Nicolosi.

Lo scorso marzo, il giudice Franco Messina aveva condannato l’ex senatore Papania per corruzione elettorale, per fatti avvenuti sempre nell’ambito della campagna elettorale del 2012 (compavendita di voti in cambio di denaro o posti di lavoro), assolvendolo per insufficienza di prove rispetto la dazione di generi alimentari.

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